La partita del Quirinale sarà il detonatore che farà saltare il sistema politico dell’Italia?

di Cesare Sacchetti

Berlusconi ha sciolto la sua riserva sulla candidatura al Quirinale.

L’ex cavaliere non parteciperà alla corsa.

Le chance di Berlusconi di salire al Colle erano comunque praticamente inesistenti. Questa candidatura appariva più essere come il moto di orgoglio di un uomo che sembra chiedere qualcosa in cambio al sistema per i servigi che gli ha reso.

La storia di Silvio Berlusconi in politica è una storia di interessi personali. All’imprenditore che fondò l’impero mediatico della Fininvest – e che ha cambiato per sempre i modelli culturali del Paese inondando gli schermi mediatici di quella che correttamente fu definita tv spazzatura – non ha in realtà mai importato molto delle sorti dell’Italia.

Il ritratto di Silvio Berlusconi non è certamente il ritratto di un patriota. Al contrario, è il ritratto di un affarista che ha sempre perseguito gli interessi economici e finanziari del suo impero mediatico e della sua famiglia.

Quando Berlusconi si trovò nel 2011 di fronte al bivio che vedeva da un lato la salvezza economica dell’Italia attraverso l’uscita dalla moneta unica, e dall’altro la salvezza delle sue aziende crivellate dai colpi della finanza speculativa in borsa, non ci pensò un istante.

Berlusconi abdicò all’istante e permise il colpo di Stato finanziario i cui fili venivano tirati dal Quirinale allora occupato da Giorgio Napolitano.

L’ex premier quindi lasciò il campo libero e consentì a Monti, uomo del gruppo Bilderberg, di imprimere una ulteriore accelerazione all’agenda che il Club di Roma aveva stabilito decenni prima per l’Italia.

Per poter restare nella gabbia della moneta unica ci sono delle regole precise. Questa moneta è concepita espressamente per impedire agli Stati che la adottano di fare spesa pubblica e di far crescere così il Paese.

Nel momento stesso in cui si adotta l’euro si perde la capacità di creare denaro dal nulla senza la quale uno Stato non può condurre alcuna seria politica economica indipendente.

Senza questa capacità lo Stato è rimesso alla mercé dei mercati di capitali internazionali. Non disponendo della possibilità di avere una sua banca centrale in grado di emettere moneta, lo Stato deve rivolgersi inevitabilmente alle banche private.

E le banche private sono nelle mani di quelle grandi famiglie quali i Rothschild e i Morgan che siedono ai vertici del Nuovo Ordine Mondiale.

Sono in qualche modo questi i veri ideatori e proprietari dell’euro. Sono questi i nomi che controllano in maniera occulta l’Italia e l’Europa da molti decenni.

Attraverso la sua abdicazione, Berlusconi ha lasciato quindi che queste famiglie lanciassero l’assedio definitivo all’Italia in cambio della salvaguardia delle sue imprese.

Questa velleità di salire al Colle dell’ex cavaliere appariva anche come una sorta di compensazione per ciò che Berlusconi ha fatto per questi poteri.

È come se l’ex premier in cuor suo volesse il Quirinale per avere una sorta di risarcimento per aver rinunciato dieci anni orsono alla presidenza del Consiglio.

La candidatura di Berlusconi non aveva però alcuna seria possibilità di farcela.

Solamente il centrodestra avrebbe votato l’uomo di Arcore mentre il centrosinistra composto da PD e M5S avrebbe ripiegato su un suo candidato di riferimento, probabilmente Liliana Segre, o qualche altro personaggio di riferimento della sinistra progressista liberale.

I partiti non hanno un candidato condiviso: verso lo stallo

Personaggi che invece non verrebbero votati dal centrodestra e quindi è altamente probabile che per il Quirinale si assisterà al gioco dei veti incrociati.

Nessuno è disposto a votare il candidato dell’altro a meno che non emerga una figura terza considerata l’interlocutore privilegiato dei poteri esteri che comandano la politica italiana da tempo.

Quella figura potrebbe essere Mario Draghi, ma ci sono molte incertezze che i partiti siano disposti veramente ad avallare il suo trasferimento da palazzo Chigi al Quirinale.

La candidatura di Draghi in realtà è voluta fortemente dagli ambienti finanziari che hanno costruito tutta la sua carriera da sicario delle banche.

La carriera di Draghi inizia a bordo del panfilo della regina Elisabetta, il famigerato Britannia, il 2 giugno del 1992 quando si consumò uno dei più infami tradimenti della storia d’Italia

A bordo di quella nave, si riunivano gli uomini dello Stato che piuttosto che difendere gli interessi nazionali svendevano a prezzo di saldo tutti i gioielli pubblici dell’industria italiana.

Draghi ha scalato le gerarchie di Wall Street e della City di Londra perché ha servito fedelmente questi poteri.

La sua venuta a palazzo Chigi nel 2021 si può definire la naturale conclusione del suo percorso da uomo al soldo del Nuovo Ordine Mondiale.

Il mandato che è stato assegnato dalla massoneria a Draghi è di ultimare il lavoro iniziato nel 1992. Stavolta però non c’è soltanto la spoliazione economica che purtroppo procede inesorabile con la perdita di altri storici gioielli, quali l’Hotel Danieli di Venezia, acquistato da uno degli architetti della falsa pandemia, Bill Gates.

Stavolta è anche peggio perché Draghi sta condizionando la partecipazione della vita sociale e lavorativa alla somministrazione di un siero sperimentale al grafene.

Stavolta l’obbiettivo è proprio portare avanti il genocidio del popolo italiano, il popolo più odiato da questi poteri occulti per i suoi storici legami culturali e religiosi con il cattolicesimo e la Roma antica.

Appare però esserci un grave intralcio sulla strada del Quirinale per Draghi. Il passaggio non sembra essere più scontato come poteva esserlo qualche mese fa.

I partiti che compongono la seconda Repubblica si sono tutti inchinati a Draghi quando lo scorso anno, l’UE, la Bce e tutte le altre istituzioni globaliste lo inviarono a palazzo Chigi.

L’uomo era il referente assoluto di questi mondi in Italia e praticamente nessun partito ha osato opporsi ai desiderata dei centri di potere sovranazionali.

Draghi medita la fuga da palazzo Chigi in ogni caso

Draghi ha portato avanti l’agenda richiesta sin dove poteva e ora è lo stesso uomo del Britannia che cerca una via di uscita da palazzo Chigi.

Draghi sa che ormai ciò che poteva fare per compiacere i suoi referenti è stato fatto e si è spinto sin troppo in là nel suo giro di vite autoritario.

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È per questo che il premier si sta guardando intorno e vuole lasciare palazzo Chigi. La poltrona da presidente del Consiglio inizia a scottare e Draghi vuole lasciarla prima che il Paese precipiti definitivamente nel disastro socio-economico dove lui stesso l’ha trascinata.

È per questo che Draghi guarda al Colle e, secondo fonti vicine ai palazzi del potere, anche a Bruxelles.

In ogni caso pare che il premier abbia già deciso di non restare e lasciare comunque l’incarico di presidente del Consiglio.

Draghi non vuole farsi trovare al posto di comando quando ci saranno altri fallimenti economici e quando altre persone moriranno in seguito alla somministrazione dei sieri sperimentali.

Al tempo stesso, l’ex governatore della Bce è perfettamente consapevole di non avere più il controllo dei partiti e sa che la politica lo vuole lì dov’è per utilizzarlo come parafulmine per i fallimenti in arrivo.

Questa è la ragione per la quale Draghi si sta guardando intorno e questa è la ragione per la quale i partiti non vogliono lasciarlo andare.

Il centrodestra e il centrosinistra sono accomunati dallo stesso fine, ovvero quello di cercare di lasciare immutato lo status quo e di tirare a campare ancora per po’.

A questo proposito, Berlusconi, non appena ha sciolto la riserva per la sua candidatura, è stato chiaro. Draghi resti dove si trova.

C’è poi un’altra incognita che riguarda la salute di Draghi che secondo fonti istituzionali sarebbe in peggioramento per una seria patologia per la quale l’uomo del Britannia si sta curando nella massima discrezione.

I media sanno che la salute del premier non è delle migliori ma hanno ricevuto ordine di non menzionare in nessun modo questa circostanza.

A questo punto, proviamo comunque a prendere in considerazione l’ipotesi che vuole un trasferimento di Draghi al Colle lasciando vacante il posto di presidente del Consiglio.

La classe politica non ha in realtà pronto nessun sostituto per colmare quel vuoto e i nomi che i media stanno proponendo per sostituire Draghi sono semplicemente risibili.

Addirittura Libero è arrivato ad avanzare l’ipotesi Brunetta che in realtà al massimo potrebbe essere sostenuta solo da Forza Italia, nemmeno tutto il centrodestra, perché gli altri partiti non accetterebbero mai di avallare un candidato premier politico.

Solamente un tecnocrate che è sorretto in maniera massiccia dai circoli del Bilderberg e della Trilaterale potrebbe unire i partiti e farli piegare ancora una volta all’agenda transnazionale.

Al momento però l’unico nome di peso in questo senso sembra essere proprio quello di Draghi. Gli altri non sono disponibili o bruciati, come Monti o Prodi. Anche riportare in vita un eventuale governo Conte ter sembra del tutto impraticabile a questo punto e i partiti andrebbero ognuno per la loro strada. Ed è proprio quello che i poteri forti non vogliono.

I poteri forti vogliono la grande ammucchiata. Vogliono che tutti quanti i partiti come un sol uomo eseguano gli ordini senza discutere e senza creare intralci ai piani di Bill Gates o di George Soros.

Al momento quindi il nome di Draghi appare insostituibile salvo che qualcuno faccia un passo indietro che nessuno sembra voler fare. Se Draghi lascia vacante il suo posto la macchina sarà ingovernabile perché nessun partito in realtà se la sente di sedersi al comando per occupare il posto da premier visto il disastro che sta per arrivare.

Serve un tecnocrate pesante spendibile da usare subito e spostare successivamente all’estero per fare questo lavoro sporco ma non sembrano esserci nomi disponibili come accennavamo sopra.

Se quindi i partiti decideranno di lasciare Draghi dov’è, a quel punto si presenta il problema di trovare un nome condiviso per il Colle che al momento non pare esserci.

Al momento ci sono solo candidature di scuderia che hanno poche chance di farcela per il gioco dei veti incrociati.

La soluzione allo stallo potrebbe essere data da un Mattarella bis che in questi giorni ha ripreso quota perché tutti sembrano sapere che non sembra esserci un altro modo per risolvere l’impasse delle elezioni presidenziali.

C’è comunque un elemento che appare essere fuori discussione. Questo sistema politico appare ormai avviato verso una decomposizione inarrestabile.

Qualsiasi sarà l’esito della partita del Quirinale è del tutto evidente che questa classe politica composta da spregiudicati capitani di ventura pronti a mandare il Paese al macero pur di eseguire gli ordini dei loro referenti sovranazionali ha perduto ogni legittimità possibile.

Lo ha riconosciuto persino Bill Gates. Il rapporto tra governi e popoli è ormai irrimediabilmente incrinato e compromesso.

Lo strappo aperto dall’operazione terroristica del coronavirus non si ricuce più perché i popoli ormai hanno compreso che il gioco della democrazia è truccato.

Il paradosso di questa crisi artificiale creata dai poteri forti è che ha accelerato la fine del sistema di governo preferito dagli stessi poteri forti, ovvero le democrazie liberali.

La crisi del sistema politico italiano appare irreversibile

Per ciò che riguarda il caso italiano, la crisi del vecchio sistema parlamentare ha conosciuto una accelerazione irreversibile dopo il golpe giudiziario del 1992. Il precedente sistema è definitivamente morto quell’anno quando con un colpo di spugna le toghe rimossero chirurgicamente una intera classe dirigente su ordine dello stato profondo di Washington.

La vecchia classe dirigente della Prima Repubblica non serviva più al Nuovo Ordine Mondiale. Andava rimossa per lasciare il campo libero al nuovo polo post-comunista, il PDS, che avrebbe traghettato l’Italia senza ostacoli dentro la prigione finanziaria dell’euro e della globalizzazione economica.

La crisi del 1992 però affonda le sue radici nella stessa fragilità della Repubblica parlamentare che vide definitivametne la luce nel 1948 attraverso il varo della Costituzione. I sistemi democratici costituzionali hanno dimostrato di essere perfettamente manovrabili da potenze straniere e club privati di banchieri e finanziari sin dalla loro nascita.

La Repubblica costituzionale del 1948 non è una creazione spontanea voluta dalla classe politica italiana e dal suo popolo.

La Repubblica costituzionale del 1948 è una creazione in laboratorio voluta dallo stato profondo di Washington e dalle lobby occulte che comandano l’America e il mondo da lungo tempo.

Se la Repubblica Italiana è in mano a questi poteri dalla sua stessa esistenza non dobbiamo sorprenderci se poi nel 1992 questi stessi poteri si sono liberati di un sistema e di una classe politica che non gli serviva più.

Il centro delle decisioni della Repubblica Italiana non è mai stato realmente a Roma, ma a Washington. È qui che si tracciavano le linee di politica estera del Paese. Quando uomini coraggiosi e patrioti come Aldo Moro hanno provato a recidere quel filo che legava il destino di Roma a Washington, furono minacciati dai membri del Bilderberg come Henry Kissinger per poi essere barbaramente uccisi.

Il peccato originale dell’Italia repubblicana è quello di non essere mai stata veramente libera, indipendente e pienamente sovrana.

L’esito della storia dell’Italia repubblicana non poteva essere pertanto quello che stiamo vedendo ora davanti ai nostri occhi. I titoli di coda della Repubblica del 1948 sono la diretta conseguenza della sua nascita nata sotto la stella di una menzogna.

La Costituzione repubblicana per quanto possa contenere delle perle soprattutto per la sua dottrina economica ispirata allo Stato imprenditore è una Costituzione senza anima e senza valori.

Come può un Paese millenario come l’Italia definirsi “fondato sul lavoro”? Come può la storia di una nazione unica al mondo per i suoi valori culturali e religiosi ridursi solo a questo?

L’Italia è molto di più di tutto questo e per iniziare a riscoprire sé stessa dovrà necessariamente guardare indietro al suo passato.

Ecco perché l’attuale crisi politica potrebbe non essere poi una cattiva notizia dopotutto.

Il sistema era profondamente malato da tempo. La falsa pandemia ha fatto emergere tutto il marcio che si era depositato e sedimentato in ogni angolo delle istituzioni.

Ogni istituzione del Paese ha mostrato di essere infetta e contaminata da poteri quali la massoneria che ormai è penetrata talmente a fondo delle radici dello Stato da averlo trasformato in una emanazione diretta delle stesse logge massoniche.

Lo Stato come tale non esiste più in quanto è ridotto ad un simulacro giuridico dove si impone la volontà di questa società segreta che a sua volta trova i suoi referenti altrove, ancora una volta fuori dai confini nazionali.

Il paradosso della democrazia è che comandano tutti, tranne che il popolo. La democrazia mente già nel suo stesso nome perchè il popolo in questo metodo di governo non dispone di alcun vero potere. In democrazia si impone la dittatura del denaro. Chi ne ha di più, controlla tutta la vita pubblica e privata di una nazione.

Questa è la ragione per la quale tutti hanno soggiaciuto alla morte dell’Italia. Magistratura, medici, politici, uomini dello spettacolo, avvocati, giornalisti e dirigenti della pubblica amministrazione.

Larga parte di queste istituzioni non ha nemmeno provato a opporsi allo scempio che stiamo vedendo.

Tutti sono proni alle forze occulte che dirigono i fili della democrazia.

Questo male doveva quindi uscire fuori. Era necessario vedere che sotto la patina perbenista e ipocrita della democrazia liberale si nascondeva un mare di corruzione e di infedeli devoti alla causa dei nemici che vogliono distruggere questa nazione unica al mondo.

La partita del Quirinale potrebbe quindi non fare altro che accentuare e accelerare il processo di disgregazione in atto.

Alla fine di questa crisi, difficilmente si tornerà al sistema precedente. Nessun partito avrà alcuna legittimità politica per porsi al comando del Paese. Nessun partito probabilmente sopravviverà a questa crisi che potrebbe spazzare via tutta la classe politica che ha compiuto il più grande crimine contro la propria patria.

L’Italia sembra quindi giunta alla fine di un ciclo storico e alla fine di un viaggio. Sullo sfondo internazionale la crisi pandemica sembra volgere definitivamente al termine con una sequela di Paesi che annunciano la rimozione di ogni restrizione.

Presto toccherà anche all’Italia e alla sua classe politica che probabilmente potrebbe essere l’ultima a restare con il cerino in mano della falsa pandemia.

C’è una bomba piazzata nel cuore del sistema politico italiano. La partita del Quirinale e la guerra tra bande dei vari partiti potrebbe essere la miccia che potrebbe farlo saltare definitivamente in aria.

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3 thoughts on “La partita del Quirinale sarà il detonatore che farà saltare il sistema politico dell’Italia?

  • 26 Gennaio 2022 in 20:06
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    Ciao Cesare, grazie per i tuoi articoli.
    Cosa pensi che Draghi faccia ora? Parlo dell’obbligo illegittimo per gli over 50, mentre anche i medici di regime dicono che è meglio togliere le restrizioni, vedi Bassetti.Quando pensi che finirà almeno la dittatura e le restrizioni, siamo molto provati, ed ora con l’obbligo over 50 mio marito starà senza stipendio.
    E poi conclusa questa fase con la distruzione economica dell’Italia, tu pensi che gli esponenti del NWO vorranno insistere nel perseguire la loro agenda ,magari tra due anni, o si accontenteranno?
    Grazie! Gio

    Risposta
  • 28 Gennaio 2022 in 13:29
    Permalink

    ottima analisi. come sempre. OT: non trovo più il canale la cruna dell’ago su telegram e non riesco più a vedere i commenti né a scrivere sul canale cesare sacchetti. che è successo? un provvedimento disciplinare? sono Michele V.

    Risposta
    • 28 Gennaio 2022 in 14:13
      Permalink

      Ora chiedo agli amministratori, Michele.

      Risposta

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