L’UE nel marzo 2019 già sapeva che stava per arrivare una pandemia

di Cesare Sacchetti

A quanto pare, la lista di soggetti ed entità che avevano previsto o che si stavano preparando ad una pandemia continua ad allungarsi.

Dopo la famiglia Rockefeller che nel 2010 preparò un accurato rapporto dove praticamente si descriveva la società autoritaria post-pandemia attuale, e la simulazione finanziata da Bill Gates che prevedeva casualmente lo scoppio di una pandemia nel 2019, arriva anche la Commissione europea.

In un documento ufficiale del maggio dello scorso anno, l’organo esecutivo di Bruxelles infatti preparava una sorta di roadmap, un vero e proprio piano di azione per arrivare ad una vaccinazione di massa su scala europea per far fronte ad un evento di questo tipo.

Il titolo del rapporto scritto nei termini tipici della burocrazia comunitaria è “Roadmap per l’implementazione di azioni da parte della Commissione basata sul dipartimento della comunicazione e le raccomandazioni del Consiglio per il rafforzamento della cooperazione contro malattie prevenibili con i vaccini.”

Sotto questo linguaggio tecnico e formale, si cela un vero e proprio azione per arrivare a promuovere l’immunizzazione in ogni Stato membro dell’UE.

La Commissione ha a questo proposito elaborato un’agenda da realizzarsi nell’ambito di un quinquennio.



Se si sfogliano le schede del documento, non si può fare a meno di notare che ogni singolo aspetto è stato preso in considerazione.

Tutto questo piano sembra predisposto chiaramente a fare fronte a una qualche emergenza pandemica che avrebbe potuto manifestarsi nell’immediato futuro, così poi come è effettivamente accaduto.

Sono le parole degli stessi funzionari comunitari a far capire che questa eventualità è piuttosto fattibile e la risposta al problema è per loro una sola: il vaccino.

A pagina 9 del documento infatti si dice che occorre “esplorare le possibilità di un approvvigionamento unitario di vaccini e antitossine da essere usati in casi di pandemie e epidemie inaspettate.”

Ma l’aspetto più interessante viene ora.

Nella scheda di riferimento relativa a questa parte, si cita un protocollo di adesione UE firmato nel 2019 nel quale l’ipotesi di una imminente pandemia viene considerata seriamente, e si commissiona persino lo sviluppo di un vaccino ad una casa farmaceutica quando ancora non era minimamente in vista una crisi di questo tipo.

L’UE preparava un vaccino per la pandemia un anno prima della pandemia




L’accordo in questione è stato siglato il 28 marzo 2019 e ad esso avevano aderito 15 Stati membri dell’UE, tra i quali Francia, Belgio, Germania e Spagna.

L’Italia, ancora governata dall’esecutivo giallo-verde, così come l’Ungheria di Orban e la Polonia decisero di restare fuori dall’iniziativa presa da Bruxelles.

Se si legge questo memorandum, si intuisce subito che non si sta parlando dello sviluppo di un vaccino per fare fronte ad una banale influenza stagionale.

Nella prima riga dell’accordo che spiega le motivazioni di questa iniziativa congiunta a livello europeo si indica chiaramente che questa intesa è necessaria per evitare quanto accaduto nella pandemia del 2009 “che causò 18.449 morti”, un evento nel quale “molti stati membri UE hanno faticato a ottenere quantità sufficienti di vaccini nella maniera più rapidamente necessaria.”

A questo punto ci si chiede perchè mai dalle parti del Berlaymont, la sede dell’organismo comunitario, stessero già pensando ad una ripetizione di quanto accaduto nel 2009 con l’influenza suina.

Ma le anomalie non si limitano a questo punto.

Se si legge la parte del documento relativa ai tempi di produzione del vaccino, si trovano queste informazioni.

“Per la produzione di un vaccino pandemico, i produttori sono dipendenti dalla reperibilità del ceppo del virus. Il ceppo del virus sarà fornito dall’OMS e dai suoi laboratori di riferimento. Una volta che i produttori avranno ricevuto questo materiale, il ceppo del virus deve essere reso adattabile per il processo produttivo a questo adattamento potrà impiegare dalle 4 alle 6 settimane, a seconda delle caratteristiche del ceppo virale. Se l’OMS dichiara una pandemia, si può pensare che i produttori avranno già ricevuto il necessario ceppo virale. Il tempo per realizzare questo vaccino pandemico sarà di approssimativamente di 12-14 settimane.”

Non solo l’UE stava prendendo in considerazione una situazione pandemica che sarebbe scoppiata effettivamente nei mesi successivi, ma si dichiarava già sicura che il ceppo del virus che il ceppo dell’agente virale sarebbe stato fornito dall’OMS. Ma come facevano a sapere che l’OMS lo avrebbe messo a disposizione?

Anche l’ipotesi che l’OMS dichiarasse una pandemia si è effettivamente realizzata, quando lo scorso marzo l’agenzia dell’ONU ha ufficializzato questa circostanza.

Il memorandum ha avuto ragione anche sul punto che i produttori avrebbero avuto già a disposizione il ceppo virale per produrre un vaccino prima dell’ufficializzazione della pandemia.

A gennaio, infatti le case farmaceutiche erano già al lavoro per sviluppare un vaccino, quando a Davos era stato annunciato che a coordinare gli sforzi delle industrie del farmaco sarebbe stata CEPI, l’alleanza per l’immunizzazione finanziata pesantemente da Bill Gates e dallo stesso forum di Davos.

Se si legge questo contratto, si ha la sensazione che a Bruxelles già sapessero perfettamente tutti gli sviluppi successivi che avrebbe poi preso questa crisi.

Sono stati così “lungimiranti” infatti che si sono mossi con un anno di anticipo per affidare la produzione di un vaccino contro questa pandemia influenzale alla casa farmaceutica Seqirus che ha anche recentemente aperto una sua rappresentanza proprio in Italia.

Seqirus appartiene a sua volta all’australiana CSL Laboratories. La CSL ha avuto già in passato delle collaborazioni con Bill Gates, che praticamente è presente sin dall’inizio di questa storia.

Il padre di Microsoft infatti aveva chiesto alla multinazionale di sviluppare un trattamento al plasma contro l’ebola già nel 2014.

A Bruxelles a quanto pare dispongono di doti divinatorie perchè hanno affidato la produzione di un vaccino ad una casa farmaceutica già vicina a Bill Gates per una pandemia influenzale che ancora nemmeno c’era.

L’immunizzazione elettronica e il passaporto vaccinale per i cittadini UE

Tra le soluzioni proposte dai funzionari comunitari per la pandemia, non c’è ovviamente solo il vaccino.

Nella roadmap citata sopra, viene considerata anche espressamente la possibilità di costituire un sistema di immunizzazione elettronica.

Con questa formula si intende la creazione di una sorta di archivio digitale consultabile in tempo reale dalle autorità per verificare la diffusione dell’immunizzazione.

In altre parole, con questa tecnologia si è in grado di vedere chi è stato vaccinato e chi no.

Un progetto simile è stato sviluppato, sempre casualmente, proprio da Bill Gates e dalla famiglia Rockefeller.

I due infatti sono tra i principali finanziatori dell’iniziativa ID2020. ID2020, di cui si è già parlato in altri contributi, è un progetto volto alla realizzazione dell’identità digitale.

Per identità digitale si intende anche la possibilità di identificare una persona attraverso l’inserimento di un microchip sottopelle.

Ma in questo microchip non ci sono solo le informazioni più personali di un individuo. Nel dispositivo infatti sarebbe possibile verificare anche se quella persona ha ricevuto un vaccino o persino attraverso di esso praticare la sua somministrazione.

E’ quanto sta accadendo negli USA, in Texas, ad esempio, dove diversi senzatetto sono stati già usati come cavie per la vaccinazione digitale.

A questo punto, è difficile non prendere atto che le istituzioni europee e i grandi gruppi finanziari stavano già pensando ad una crisi pandemica per ridisegnare completamente la società.

Una società nella quale i cittadini sono totalmente sorvegliati da una sorta di centrale digitale che controlla chi è vaccinato e chi no.

In questi giorni, sta circolando molto sulla rete un video di Beppe Grillo del dicembre 2019 nel quale il fondatore del M5S si mostra con una mascherina quando ancora non c’era nessun rischio da coronavirus.

Grillo parla ai giornalisti e informa che “vogliono rifare la società, vogliono igienizzarla.”

Beppe Grillo con la mascherina parla con i giornalisti

Un mese dopo, arrivava il Covid e si metteva in moto un meccanismo che sta ridisegnando la società secondo i desiderata delle grandi élite.

Grillo sembra essere sempre molto informato sui prossimi passi di questi grandi poteri e quanto da lui anticipato si sta avverando.



Il mondo che sta per nascere è un mondo nel quale le libertà personali non saranno più tali e il potere degli Stati sarà trasferito completamente a centri sovranazionali, così come auspicato dai Rockefeller.

La pandemia si sta rivelando l’evento catalizzatore ideale per trascinare il mondo verso il nuovo ordine mondiale.

Ogni giorno che passa questo disegno totalitario globalista sembra sempre più vicino alla sua definitiva realizzazione.

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4 pensieri riguardo “L’UE nel marzo 2019 già sapeva che stava per arrivare una pandemia

  • 5 Maggio 2020 in 16:22
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    A questo punto vengono i dubbi anche sui whatsapp che circolano sulle cure col plasma da usare come vaccino ….

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  • 10 Maggio 2020 in 9:16
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    le cure con plasma credo che non possano essere delle vaccinazioni perché utilizzate a malattia gia sviluppata e (stando alle informazioni reperibili) efficaci solo ad uno stadio non avanzato della malattia. Rimane comunque il fatto che il plasma è una cura non può essere un vaccino.

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  • 12 Maggio 2020 in 9:46
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    IO nn mi farò mai mettere un microchip sottopelle.. Sono d’accordo su un vaccino o una cura {che xrò , credo, non ci libererebbe dalla schiavitù delle mascherine e della distanza di sicurezza } ma un microchip sottopelle MAI (E nemmeno un passaporto che accerti l’immunità del soggetto..)

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  • 24 Maggio 2020 in 18:19
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    non è tanto che sapeva, ma che l’ha alimentata e promossa con pervicacia, ha realizzato il progetto.

    Rispondi

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