La Sardegna è il laboratorio Covid per separare le famiglie?

di Cesare Sacchetti

Se qualcuno ascoltasse il racconto della dottoressa Marinella Mascia sarebbe probabilmente travolto da una sensazione di sconcerto e inquietudine.

La dottoressa Mascia è un medico specializzato in omotossicologia ed esercita attualmente nella città di Olbia affacciata sul mare della celebre Costa Smeralda.

Sua madre, una donna di 80 anni, si trova ricoverata nel reparto Medicina di una struttura ospedaliera del posto, il Giovanni Paolo II.

La signora non è nuova a visite in quest’ospedale dal momento che soffre di patologie cardiovascolari e deve frequentemente recarsi lì per controlli periodici a causa degli scompensi che questa condizione le provoca.

Questa volta però non è andata come nei casi precedenti. Avere una patologia che non sia il Covid-19 di questi tempi potrebbe rivelarsi un problema per tutti i malati che appunto non sono contagiati con il virus.

La dottoressa Mascia racconta infatti che nonostante l’80enne sia entrata in ospedale per problemi completamenti differenti da quelli relazionati al virus, sarebbe stata sottoposta ugualmente al test del tampone, ripetuto per due volte.



E’ necessaria a questo proposito una importante precisazione sul test dei tamponi, dal momento che l’affidabilità del metodo di rilevazione di questo strumento è stata già contestata precedentemente, a causa dell’elevato numero di falsi positivi, pari secondo alcuni studi scientifici al 50% mentre per altri invece raggiungerebbe addirittura la soglia dell’80%.

Ad ogni modo, la donna sarebbe risultata negativa a due tamponi, ma nonostante questo sarebbe stata messa lo stesso in isolamento.

“Mi impediscono di visitare e vedere mia madre”, racconta il medico di Olbia, estremamente preoccupata perchè non capisce le ragioni di questo isolamento nonostante i risultati negativi al test.

“Temiamo che si possa manifestare il virus”, questa la risposta che le sarebbe stata data dagli operatori sanitari che avrebbero aggiunto che tale decisione è motivata per ragioni di tutela del personale.

In altre parole, se i fatti si fossero svolti effettivamente in questo modo, la signora sarebbe tenuta in uno stato di isolamento sulla semplice presunzione che in futuro il virus si potrebbe manifestare, anche se ad oggi non è stato rilevato alcun reale contagio nella donna.

Ma a questo punto, se gli ospedali iniziassero tutti a seguire questo protocollo, i pazienti si troverebbero di fatto “sequestrati” sulla base di un’aspettativa di contagio determinata da ragioni ignote.

La dottoressa Mascia si dice molto preoccupata per le condizioni di salute di sua madre e allo stesso tempo riporta che nell’ospedale non ci sarebbe nessun caso positivo al Covid.




Perchè allora questo isolamento immediato non motivato da un effettivo contagio al virus?

“Sono molto preoccupata per la salute di mia madre, ho provato a chiamarla ma è da un giorno che il cellulare squilla a vuoto.”

Il medico aggiunge che il caso di sua madre non sarebbe l’unico nell’isola. Un’altra sua conoscente diretta, un’anziana signora di Nuoro, si troverebbe in un ospedale di questa città, il San Francesco.

Anche in questo caso, la donna sarebbe entrata nella struttura in seguito alle complicazioni di una pleurite bilaterale.

Il protocollo sarebbe stato lo stesso seguito ad Olbia. La signora sarebbe stata sottoposta a più tamponi che avrebbero avuto esito negativo, ma nonostante questo sarebbe stata messa in isolamento impedendole di ricevere le visite dei famigliari.

Cosa sta accadendo quindi in Sardegna? Perchè anziani con patologie completamente indipendenti da quelle del coronavirus verrebbero isolati nonostante abbiano già avuto dei tamponi negativi?

La Sardegna come laboratorio per separare le famiglie?

Quanto sta accadendo nell’isola fa venire in mente le proposte che vari virologi fecero poche settimane fa.

L’idea di fondo infatti era quella di fare della Sardegna una sorta di “laboratorio” per monitorare l’evoluzione dei contagi.

Il primo a proporre questa soluzione è stato il virologo dell’università di Padova, Andrea Crisanti, che aveva appunto suggerito di partire da qui per avviare questa fase di stretto controllo del Covid.

A questo proposito, il virologo Roberto Burioni, ospite fisso di “Che tempo che fa”, aveva fatto immediatamente sua la proposta di partire dalla terra dei quattro mori.

“L’idea di creare delle aree pilota circoscritte dove in prospettiva ridurre gradualmente le misure di contenimento e tracciare il contagio è realizzabile.”

Il piano era quello di attuare una stretta sorveglianza sui sardi, da eseguire attraverso una app sullo smartphone che consente di tracciare tutti i contatti avuti dalla persona ad una distanza approssimativamente di un metro.

Sostanzialmente, è la soluzione poi scelta dalla task-force del governo Conte che ha poi raccomandato di scaricare l’app Immuni per monitorare i contagi su scala nazionale.

Ma alcuni scienziati avevano, e probabilmente hanno tuttora, in mente la Sardegna per verificare in maniera più stringente l’andamento del Covid-19.

“Non vedo rischi ad avviare al momento opportuno la nuova fase. Cagliari e Oristano potrebbero essere le aree più indicate per cominciare, ma tutta la Sardegna gode di una situazione favorevole, se non altro perché si tratta di un’isola.”

Burioni dice quindi chiaramente che la Sardegna sarebbe il posto ideale per realizzare questa fase perchè si tratta di un’isola.

Ma anche la Sicilia è un’isola. Perchè quindi tutto questo interesse per la regione sarda?

La risposta forse potrebbe venire dalla successiva considerazione fatta dal virologo.

“La certezza per il prossimo futuro è che dovrà essere imposto l’uso delle mascherine a tutti e in tutte le situazioni, mentre l’ipotesi di distanziare anche i conviventi dipende dalla presenza in casa di una persona positiva. In quel caso è inevitabile.”

Dunque il medico parla chiaramente della necessità di separare le famiglie in caso di persone che risultino positive, apparentemente anche senza la volontà della persona che risulti contagiata.

E cosa succederebbe se uno dei parenti si rifiutasse di lasciare il proprio nucleo famigliare? Verrebbe deportato contro la sua volontà in una struttura per pazienti Covid?

E’ vero. La Sardegna è un’isola, ma è molto più lontana dalla Penisola della Sicilia. In altre parole, se questo territorio diventasse una sorta di prigione a cielo aperto per i suoi abitanti sarebbe piuttosto difficile scappare.

Quanto sta accadendo ai parenti di alcuni isolani potrebbe essere l’inizio di qualcosa di più inquietante. Potrebbe essere infatti l’inizio di un tentativo di separazione forzoso delle famiglie.

Un tentativo che potrebbe avvenire sulla base della semplice presunzione di contagio presente o futuro, a quanto pare.

Vengono in mente a questo proposito le agghiaccianti parole pronunciate recentemente da Michael Ryan, dirigente dell’OMS.

Adesso abbiamo bisogno di andare a guardare nelle famiglie e trovare le persone che possono essere malate per rimuoverle e isolarle in una maniera sicura e dignitosa.”

Parole che sembrano aver trovato già un favorevole riscontro anche in Italia.

Il presidente della provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti della Lega, ha recentemente detto che “sarebbe giusto per la salute generale” imporre ai positivi di lasciare le proprie famiglie indipendentemente dalla loro volontà.

   Le dichiarazioni di Fugatti

La fase 2 sta per iniziare e il prossimo obbiettivo non sembra affatto, non differentemente dalla fase 1, quello di assicurare la salute.

Il suo obbiettivo sembra quello di separare le famiglie, con o senza il loro consenso.

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7 pensieri riguardo “La Sardegna è il laboratorio Covid per separare le famiglie?

  • 3 Maggio 2020 in 2:03
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    A proposito dell’origine satanista di questa truffa letteralmente diabolica..

    Sentite questo vescovo ortodosso, lo scorso giovedì santo. Menziona anche il 5G.
    Tuona la Verità !
    Come dovrebbe fare un vero papa.
    Vero…. appunto. Non un impostore amico dei satanisti.

    Solo ora ho compreso la sua frase il giorno della sua elezione farlocca: “Io vengo dalla fine del mondo”. Ora è chiaro. NON si riferiva all’Argentina. Ma il significato era letterale ed escatologico.

    Guardate dal minuto 2.15.

    https://youtu.be/VMiCJntFpo8

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    • 3 Maggio 2020 in 20:42
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      Omelia magistrale, che ho visto nel giorno di Sant Atanasio: avrebbe tuonato così!
      Grazie ha chi lo ha segnalato.
      A proposito del “vengo dalla fine del mondo” pronunciato da un personaggio 7 anni fa: appena li udii ebbi un brivido d’orrore, perché capii subito che si era “identificato”

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  • 3 Maggio 2020 in 20:55
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    Mi chiedo se la figlia abbia pensato di denunciare l’accaduto ai Carabinieri.

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  • 5 Maggio 2020 in 0:37
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    Fugatti è uno della lista, finirà al processo, carcerazione forzata di persone innocenti, innocenti in quanto anche fossero infette (di virali incertezze) hanno invece diritto di dimostrare la propria responsabilità, e completa libertà di agire per i propri interessi, dei familiari e della società. Invece sono considerate pericolose e colpevoli di causato contagio, non dimostrabile.
    Non è ammessa ignoranza!

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  • 6 Maggio 2020 in 18:27
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    In realtà prima che venisse trovata una metodologia, che oggi sembra abbastanza efficiente, ho condiviso l’idea di separarmi dal resto della famiglia, se riuscissi ad accorgermi del virus prima di contagiare gli altri membri. Per lavoro dovrò andare in giro per l’Italia in diverse ditte e quando tornerò vorrei controllare se sono sano, purtroppo non si sa come fare visto che tamponi e sierologico sono inaffidabili. Siamo in sette in famiglia quindi sarebbe giusto fare una quarantena fuori casa. Ovviamente sarebbe assurdo separare i bambini o i nuclei familiari due o tre persone. Il problema comune a tutte queste norme che ci stanno piovendo sulla testa è che non è possibile pensare una legge unica per tutte le situazioni, ma deve essere lasciato alla discrezione dei singoli.

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  • 11 Maggio 2020 in 21:11
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    C’è da vomitare di questo mondo…
    Perversi malati di mente satanici è questo quello che sono gli ideatori di queste aberrazioni!

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