Un governo Draghi sarebbe la svendita finale dell’Italia

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di Cesare Sacchetti

E’ bastato un articolo sul Financial Times dal contenuto generico e nel quale non si propone nulla di veramente risolutivo per risolvere i guasti dell’eurozona, a riabilitare agli occhi di diverse persone la figura di Mario Draghi come prossimo primo ministro.

Evidentemente molti in questi giorni sono stati colti da una sorta di amnesia collettiva tanto che hanno dimenticato chi è questo uomo e cosa rappresenta per le élite.

Alcuni forse credono che d’un tratto uno degli uomini di riferimento delle istituzioni europee e finanziarie, si sia improvvisamente redento sulla via di Damasco per quanto scritto nel suo articolo sul Financial Times.

Se si legge con attenzione l’analisi fatta da Mario Draghi sul quotidiano sicuramente più rappresentativo delle istanze della finanza anglosassone, l’ex presidente della Bce arriva a una conclusione.

Occorre espandere i debiti pubblici per poter far fronte ai gravi dissesti economici che seguiranno dall’impatto della crisi del coronavirus.



E’ sicuramente un’osservazione di buon senso dire che gli stati nazionali debbono usare la leva del deficit per attuare delle politiche anticicliche, di cui c’era già un disperato bisogno ben prima di questa situazione.

Draghi non parla di monetizzazione del debito pubblico

Ma Draghi sorvola su un aspetto fondamentale della questione che riguarda le conseguenze dall’aumento dei debiti pubblici nella struttura dell’eurozona.

L’anomalia della moneta unica è che non è una vera unione monetaria. In una vera unione monetaria, avrebbe dovuto esserci fin dal principio un unico debito pubblico europeo garantito da una banca centrale prestatrice di ultima istanza.

L’euro invece è stato costruito alla rovescia, unificando le valute di 19 Paesi europei, ma lasciando ad ognuno il suo debito pubblico.

Lo spread, ovvero il differenziale tra i tassi di interesse dei singoli debiti pubblici dell’eurozona e quello della Germania, è una conseguenza di questa struttura che ha contraddetto i principi fondamentali alla base delle unioni monetarie.

Dal momento che lo spread è stato usato come un’arma da brandire contro l’Italia o altri Paesi dell’eurozona ogni qual volta avessero osato scostarsi dalla linea del rigore, è difficile pensare che questo sia stato frutto di un semplice errore macroeconomico.




Gli architetti dell’euro hanno realizzato la moneta unica così com’è in quanto ha proprio la funzione di manganello per “disciplinare” i Paesi del Sud Europa.

L’austerità è una condizione connaturata all’euro, dal momento che esso porta inevitabilmente alla compressione dei salari, essendo gli Stati privi della facoltà di svalutare il cambio.

In queste condizioni, il peso della competitività ricade interamente sulle spalle dei lavoratori, in quanto tolta la possibilità di svalutare la moneta, resta solo quella di svalutare i salari.

La compressione salariale serve sostanzialmente ad aumentare le esportazioni e i profitti delle élite mercantiliste olandesi e tedesche, che hanno approfittato di un cambio artificialmente svalutato.

E’ per questo che la regola dell’eurozona è quella del rigore dei conti.

L’asse del Nord, o la lega anseatica come è stata recentemente ribattezzata, non ha quindi nessuna intenzione di rivedere la struttura attuale per una semplice ragione. Terminerebbe il vantaggio competitivo che hanno sui Paesi del Sud – Europa.

Per consentire quindi un aumento del debito pubblico, come Draghi scrive, sarebbe necessaria una banca centrale che garantisse in maniera illimitata l’acquisto dei titoli di Stato italiani, operazione nota anche come monetizzazione del debito.

In altre parole, la Bce dovrebbe essere trasformata in una vera banca centrale prestatrice di ultima istanza attraverso l’emissione di eurobond.

Se si vuole restare nell’euro e non finire preda dei rovesci della speculazione finanziaria, questa condizione sarebbe imprescindibile.

Ma Draghi nel suo articolo non la menziona nemmeno. Sa perfettamente che il blocco Nord-Europeo mai accetterebbe una revisione dell’eurozona senza avere nulla in cambio.

Lo scambio con il Nord-Europa: patrimoniale in cambio di eurobond

Quindi rimarrebbe tutto così e si arriverebbe al crollo della moneta unica? Mentre l’ex presidente della Bce ha taciuto su questo aspetto fondamentale, l’ex premier Monti, in un’intervista a Sky TG 24, ha invece anticipato cosa potrebbe fare veramente Draghi se diventasse premier

“In un pacchetto di accordo europeo occorrerebbe che l’Italia desse ulteriore prova di una propria igiene finanziaria con misure ulteriori contro l’evasione, non con aumenti a tappeto delle tasse in questo momento, ma con la capacità di colpire laddove c’è più da colpire, c’è più ricchezza, chiedendo in cambio però a Germania e Olanda non solo il sostegno agli Eurobond.”

Ecco come si configurerebbe lo scambio. L’Italia sostanzialmente per accontentare Germania e Olanda dovrebbe attuare una patrimoniale, e magari anche il MES, e in cambio i falchi europei aprirebbero all’ipotesi di un unico debito pubblico europeo.

La patrimoniale in un Paese già duramente provato dall’appartenenza all’euro e da anni di stagnazione, soprattutto dopo la crisi coronavirus, sarebbe il colpo di grazia, ossia la grecizzazione del Paese.

Ma Mario Draghi, come alcuni sembrano aver dimenticato, non è nuovo a questo genere di situazioni.

Nel 1992 infatti da direttore generale del Tesoro, rivestì praticamente il ruolo di commissario liquidatore dell’industria pubblica italiana, facendo gli onori di casa sul panfilo Britannia della Regina Elisabetta.

L’Italia fu saccheggiata e la carriera di Draghi negli anni successivi decollò ancora di più, diventando prima governatore di Bankitalia e poi presidente della Bce.

Il suo “whatever it takes”, ovvero salvare l’euro ad ogni costo, è stato pagato con il sangue del popolo greco.

Il massacro della Grecia ordinato dalla Troika (Bce, FMI e commissione UE) fu avallato ovviamente anche dall’istituzione che Draghi presiedeva, ovvero la Bce stessa.




Pensare quindi che un uomo di massimo livello per la finanza anglosassone e l’eurocrazia venga a condurre un governo di unità nazionale per “salvare” l’Italia e non l’euro e l’UE, è illusorio o forse qualcosa di peggio.

Se Monti che ha devastato l’economia italiana nel 2012, definisce il nome di Draghi come prossimo primo ministro “eccellente” dovrebbero immediatamente accendersi le spie dell’allarme rosso.

Draghi sarebbe pertanto la chiusura del cerchio. Sarebbe la fine di un lavoro di smantellamento dell’economia italiana iniziato almeno 40 anni fa, ai tempi del divorzio Tesoro-Bankitalia.

L’ex presidente della Repubblica, Cossiga, lo ha spiegato bene in un’intervista d’annata che forse sarebbe utile riascoltare per rinfrescare la memoria.

Cossiga descrive le conseguenze di un governo Draghi

L’argomento che quindi Draghi sarebbe meglio di Conte appare surreale.

Sarebbe come a dire che è meglio morire impiccati piuttosto che finire ghigliottinati.

Stavolta ad essere liquidata non sarebbe solo l’industria italiana, ma il Paese intero.

Ma la peggiore classe dirigente della storia d’Italia non sembra troppo preoccupata da questa prospettiva. Sono già tutti pronti a stendere il tappeto rosso al prossimo liquidatore d’Italia.

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7 pensieri riguardo “Un governo Draghi sarebbe la svendita finale dell’Italia

  • 28 Marzo 2020 in 10:55
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    Unico memento. M.Draghi, ex allievo di Caffè e ultima persona a parlare con il professore keynesiano scomparso, oltre ad aver diretto la svendita delle principali aziende nazionali – in generale con l’Avallone degli advisors Rothschild – è stato anche direttore per l’Europa della Goldman & Sachs. In questo ruolo, oltre a riempire di derivati i conti degli enti pubblici italiani (e PIIGS) fu promotore del grande sacco dei bilanci degli Stati nazionali europei con la monetizzazione usuraia dei deficit pubblici (poi lasciati alle terapie della Troika, vedi “cura greca”)

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    • 28 Marzo 2020 in 12:08
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      È la storia di Draghi, ma evidentemente a molti fa comodo dimenticarla..

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    • 10 Maggio 2020 in 14:26
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      Draghi noto massone appartenente a cinque logge internazionali, e nel 92 era ben presente sul panfilo Britannia in compagnia dei vari Andreatta, Prodi, Ciampi, Grillo, ecc…

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  • 28 Marzo 2020 in 11:24
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    come già detto in un mio precedente commento, Draghi non è sicuramente, dati i suoi trascorsi, l’uomo della Provvidenza. il mister, che tutti vogliono PdC ha detto che un paese col debito pubblico troppo alto perde sovranità perchè a quel punto decidono i mercati. Non vuol per questo far aumentare il debito? Diventerà questa l’arma da usare contro il suo Paese (suo per modo di dire ,,,,, ) affinchè ceda la sovranità totale?

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  • 28 Marzo 2020 in 12:28
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    Mi chiedo: ma i soldi che ogni stato europeo versa alla Comunità, che fine fanno? In questi momenti difficili, vanno redistribuiti verso i Paesi in crisi. Altrimenti che comunità europea siamo?

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    • 28 Marzo 2020 in 15:04
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      Non è mai esistita in realtà una “comunità europea”. È esistita e esiste una élite transnazionale che gestisce l’UE e che ha assegnato all’asse franco-tedesco, più tedesco che francese, la gestione di questa struttura.

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