L’ultimo atto dell’euro: l’estinzione finale dell’Italia

di Cesare Sacchetti

Prima il Corriere, poi Mario Monti hanno indicato all’Italia la via per uscire dalla crisi da coronavirus.

La soluzione si chiama Mario Draghi.

Si era già anticipato tre settimane fa in un altro articolo su questo blog come le élite eurocratiche stessero sostanzialmente costruendo lo stato emergenziale necessario per poter spianare la strada all’uomo della Troika.

Esistono dei meccanismi collaudati nel gioco della politica che si attivano sostanzialmente sempre allo stesso modo. E’ grazie a questi che le élite sono riuscite a fare degli enormi passi in avanti verso un obbiettivo tracciato molto tempo prima.

La guerra delle élite contro l’Italia

Questa è la storia di una guerra contro l’Italia iniziata almeno 40 anni fa, ai tempi del famigerato divorzio Tesoro – Bankitalia del 1981, che privò la politica italiana del controllo della banca centrale italiana.



E’ una guerra che ha un unico obbiettivo. Deindustrializzare l’Italia, distruggere la sua classe media e ridurre la quarta potenza industriale al rango di una nazione dell’America Latina.

Il film del 2020 è estremamente simile a quello già visto nel 2011 e a quello più antico del 1992.

In tutte queste occasioni, l’Italia ha subito delle tremende destabilizzazioni politiche orchestrate da potenti élite sovranazionali alle quali serviva uno stato di emergenzialità necessario per arrivare a conseguire i loro piani.

Nel 1992, il Paese fu destabilizzato dalla linea stragista i cui mandanti restano ignoti, mentre il pool di Mani Pulite demoliva scientificamente, ad eccezione dell’ex PCI, una classe dirigente divenuta d’intralcio per l’accelerazione definitiva verso l’euro e l’UE.

A questo proposito, fu la stessa Ilda Boccassini, pasionaria della procura di Milano a rivendicare in un’intervista al Corriere della Sera dell’aprile 1998 come la magistratura avesse assunto un ruolo politico in quell’anno, quando essa ha difatti consentito all’Italia l’ingresso nell’euro.

“Con sacrificio il Paese si è rimesso in piedi, è riuscito a entrare nell’Europa della moneta unica.”  

Questo fu il compito assegnato alla magistratura. Non fare giustizia e sradicare la corruzione,  ma facilitare l’ingresso dell’Italia nell’euro, mentre la finanza anglosassone saccheggiava i gioielli dell’industria italiana, aiutata dal diligente Mario Draghi, all’epoca direttore generale del Tesoro, che come si vede già allora era un personaggio di riferimento centrale per questi poteri.




L’obbiettivo fu raggiunto. L’Italia perse la sua sovranità, entrò nella gabbia di Maastricht e adottò l’ordoliberismo come modello economico che ha portato all’inevitabile erosione dello Stato sociale, condizione indispensabile per stare nella moneta unica.

Nel 2011, invece fu usata la leva dello spread. Partì infatti un’aggressione concertata tra mercati che effettuavano massicce vendite dei titoli del debito italiano, aiutate dalle agenzie di rating anglosassoni Moody’s e Standard and Poor’s che declassavano il debito italiano, allargando così la forbice del differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani e tedeschi.

All’epoca, l’ostacolo da rimuovere era Berlusconi, non ancora del tutto allineato ai desiderata dell’eurocrazia e fu attivata la leva speculativa finanziaria accompagnata ancora una volta dalla magistratura che avviava inchieste giudiziarie interessate in massima parte a capire cosa accadeva sotto le lenzuola dell’ex premier.

Anche qui l’operazione riuscì soprattutto grazie al decisivo contributo di Napolitano che preparò il terreno a Monti già dal giugno 2011, 5 mesi prima della sua ascesa a Palazzo Chigi.

La tecnocrazia aveva individuato nel senatore a vita il suo uomo di fiducia per applicare un rigido programma di riforme strutturali e tagli alla spesa pubblica, condizioni imprescindibili per restare nell’euro.

Sia nel 1992 sia nel 2011, fu essenziale il ruolo dei media.

Furono i media infatti nel’92 a costruire il “clima infame” contro ogni politico investito da un avviso di garanzia, e furono gli stessi media a dedicare ogni possibile spazio allo spread nel 2011, tanto da portare Il Sole 24 Ore a fare il famigerato titolo “Fate presto”.

La crisi da coronavirus del 2020

Nel 2020, è stato utilizzato un meccanismo ancora più raffinato e perverso, inedito nella storia recente del Paese: l’epidemia da coronavirus.

Si può essere in disaccordo sulla reale portata della crisi da coronavirus, ma è indubitabile che essa stia costruendo il clima perfetto di emergenza per aprire le porte a Draghi.

L’opinione di chi scrive è che questa crisi sia stata enormemente gonfiata come hanno sostenuto già eminenti scienziati come il professor Tarro e la virologa Maria Rita Gismondo.

Per dimostrare la malafede di questa emergenza epidemica, basti citare solo il fatto che tutti i morti vengono registrati come morti per coronavirus nonostante avessero almeno due o tre patologie.

E’ la più grande fake news di questa storia, come ha detto lo stesso Tarro, ma ora non importa.

Il meccanismo è stato avviato, e ora chiunque osi deviare dalla narrazione ufficiale viene intimidito a colpi di denunce, come accaduto al dottor Montanari, altro scienziato che ha puntualizzato come la crisi sia stata enormemente gonfiata.

Il clima da “dagli all’untore” ha permesso al governo di criminalizzare innocenti passanti e di avviare una sospensione dei diritti costituzionali senza precedenti nella storia repubblicana.

Sospensione che non è stata minimamente stigmatizzata dalle opposizioni, al contrario piuttosto prese anch’esse dal fervore di girare al massimo la manopola dell’emergenza sanitaria.

Ora si continuerà nella chiusura delle attività commerciali, togliendo il reddito a migliaia di famiglie che presto non avranno i soldi per fare la spesa.

Quando il disordine avrà raggiunto il suo zenit e ci saranno gli assalti ai supermercati, allora l’intero sistema politico italiano chiederà all’unisono l’ingresso in scena di Draghi.

Da destra a sinistra, stanno già facendo tutti il suo nome.

Monti ha già anticipato cosa dovrebbe fare l’ex presidente della Bce.

In un pacchetto di accordo europeo occorrerebbe che l’Italia desse ulteriore prova di una propria igiene finanziaria con misure ulteriori contro l’evasione, non con aumenti a tappeto delle tasse in questo momento, ma con la capacità di colpire laddove c’è più da colpire, c’è più ricchezza, chiedendo in cambio però a Germania e Olanda non solo il sostegno agli Eurobond.

Ecco lo scambio. Sostanzialmente Monti dice che l’Italia sarebbe disponibile a realizzare una patrimoniale, o magari anche l’approvazione del MES, per accontentare così il blocco Nord-Europeo in cambio però della trasformazione della Bce in una banca centrale che garantisca il debito pubblico italiano.

Il 2020 quindi è la chiusura del cerchio, nel quale l’Italia riceve il colpo finale in una guerra iniziata tanti anni fa. E’ l’ultima fermata dell’euro. Quella che porta alla definitiva deindustrializzazione di un Paese ridotto in condizioni simili a quelle della Grecia.

In tutto questo, il dissenso è stato proibito perchè il pretesto del coronavirus lo ha messo, calpestando la costituzione, fuori legge.

I cittadini vengono già sottoposti alla sorveglianza dei droni, come preannunciato da film distopici di molti anni.




La natura dell’euro e dell’UE è comunque esattamente questa. Le istituzioni comunitarie non possono esistere senza la repressione.

Sono state create infatti per impoverire i popoli europei e sradicare le loro identità nazionali.

La violenza contro chi si oppone è la condizione imprescindibile di questa struttura.

Il caos  e la rovina non stanno avvenendo fuori dall’euro come sostenevano gli euristi d’ordinanza.

Il caos e la rovina stanno avvenendo dentro la moneta unica perchè essa porta inevitabilmente alla disgregazione del tessuto sociale.

L’Italia sta quindi per entrare nell’ultimo atto dell’euro. Nell’ultimo atto, c’è l’estinzione del Paese.

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5 pensieri riguardo “L’ultimo atto dell’euro: l’estinzione finale dell’Italia

  • 26 Marzo 2020 in 12:40
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    E adesso dopo governi demenziali che hanno portato lo sfacelo nel Paese, quali quelli di Monti & Co. ci vogliono mettere nelle mani di MARIO DRAGHI per finire l’opera? Vediamo un po’ la storia di Draghi:
    Dal 1985 al 1990 è direttore esecutivo della Banca Mondiale. Nel 1991 è nominato Direttore generale del Tesoro. Nel 1992 è uno degli italiani invitati a bordo del Britannia dove svende l’Italia ed è ben ripagato in quanto dal 2002 al 2005 viene nominato vicepresidente per l’Europa di Goldman Sachs, per essere poi alla fine del 2005 nominato Governatore della Banca d’Italia, Nel 2011 con la sua famosa lettera fa cadere il governo Berlusconi e come compenso viene nominato presidente della BCE.
    E un uomo simile, che non ha quasi mai guardato agli interessi del suo Paese ma a quelli del mondialismo vorrebbero candidare a prossimo capo del Governo? I traditori di solito vengono processati e poi carcerati a vita (una volta venivano fucilati)

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    • 26 Marzo 2020 in 14:52
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      A quanto pare, Marino, sembra che siano tutti pronti a stendergli il tappeto rosso, da destra a sinistra. I traditori sono ovunque.

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  • 27 Marzo 2020 in 7:28
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    La Jp Morgan (la banca che ha il maggior guadagno nelle operazioni di signoraggio e finanza quasi tutto il settore energetico tradizionale); legata alla famiglia Rockfeller che controlla o partecipa, attraverso controllate alcune delle più grandi multinazionali del mondo, tra cui la Monsanto, è una delle più redditizie clienti di Enamics a sua volta partner di Casaleggio Associati. Ecco cosa non hanno visto gli italiani.

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  • 1 Aprile 2020 in 17:32
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    Il divorzio Tesoro – Bankitalia fu commesso da CIAMPI ed ANDREATTA, Ciampi divenne Presidente della Repubblica, questo da la misura della classe politica che abbiamo

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    • 2 Aprile 2020 in 13:53
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      Più danni hanno fatto al Paese, più in alto sono andati.

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