La guerra batteriologica segreta del deep state

di Cesare Sacchetti

A San Francisco, la mattina del 20 settembre 1950 non è stata come tutte le altre. La storia che segue è estremamente interessante da raccontare specialmente nei tempi attuali dove si vivono gli effetti della pandemia da coronavirus.

E’ stato in quel giorno che infatti è iniziata una guerra batteriologica negli Stati Uniti.

Non una delle guerre convenzionali che si era appena finito di combattere con la fine della seconda guerra mondiale, ma un’altra segreta lanciata dal governo contro il suo stesso popolo.

Nella baia di San Francisco inizia infatti il primo capitolo della storia di questa guerra segreta negli Stati Uniti.

Il nemico però non erano i sovietici dall’altra parte della cortina di ferro, ma gli stessi cittadini americani.

Quel giorno le forze armate americane decidono di usare gli ignari abitanti di San Francisco come cavie per simulare gli effetti di un attacco batteriologico nemico.



Una nave della marina americana si recò nella baia di San Francisco e inizia a spruzzare nell’aria un batterio, chiamato Serratia marcescens.

Il batterio chiamato così in onore dello scienziato fiorentino Serafino Serrati provoca generalmente un’infezione nelle vie urinarie.

Per sette giorni consecutivi, la nave continuò a rilasciare questa sostanza che si dissolve nella tradizionale nebbia che avvolge San Francisco.

Gli effetti non furono innocui, come forse qualcuno credeva a Washington.

Edward Nevin, un operaio in pensione 75enne, che aveva subito da poco un intervento chirurgico alla prostata venne ricoverato di nuovo in un ospedale di San Francisco, dove gli fu diagnosticata appunto un’infezione dal batterio in questione.

I medici furono in un primo momento sorpresi perchè quel tipo di agente patogeno è estremamente raro sia nella baia di San Francisco sia nell’intera California.

Proprio per questo dedicarono una pubblicazione scientifica al caso dell’uomo per riportare l’inusuale episodio.




La salute del signor Nevin purtroppo non migliorò e l’infezione batterica si estese al cuore fino a procurargli la morte.

L’uomo non fu l’unico che si infettò. Altre persone si recarono all’ospedale nelle settimane successive, mostrando tutte problemi respiratori e polmoniti.

Il caso venne alla luce anni dopo, quando nei documenti declassificati militari emerse effettivamente che quell’agente patogeno era stato rilasciato nell’aria.

Il dottor Leonard Cole, medico e direttore del programma di medicina terroristica alla New Jersey Medical School, ha riportato quei documenti nel suo libro “Nubi di segretezza” e ha spiegato quali sono state le conseguenze per gli abitanti di San Francisco in seguito a quell’attacco batteriologico.

“Quasi tutta San Francisco ha ricevuto 500 minuscole particelle per litro. In altre parole, quasi ognuna delle 800mila persone che abitano a San Francisco è stata esposta alla nuvola batteriologica e hanno inalato 5000 particelle al minuto che sono rimaste nell’aria.”

Questi test, continua il dottor Cole, hanno compromesso la salute di centinaia di persone.

Le forze armate nei documenti a disposizione non esitano a dire che l’esperimento condotto sulla ignara popolazione di San Francisco serviva in qualche a modo testare come gli agenti patogeni si diffondano nell’aria in caso di attacco nemico.

“E’ stato notato che un efficace attacco biologico in questa in questa area può essere lanciato dal mare, e che dosi efficaci possono essere prodotte su aree relativamente grandi.”

Nei rapporti non si trova un rigo dedicato alle conseguenze per la salute dei cittadini americani. Altre priorità prevalevano, e prevalgono tuttora, negli ambienti del deep state di Washington.

Quando la storia venne alla luce alla fine degli anni’70, la famiglia di Edward Nevin, rappresentata dal nipote avvocato Edward Nevin III, avviò una battaglia legale contro il governo americano.

Il caso fu esaminato dalla corte federale presieduta dal giudice Samuel Conti che nonostante le prove presentate decise di non condannare le autorità governative americane.

Mentre l’esercito si difese sostenendo che l’uomo aveva contratto l’infezione in ospedale, il ministero della Giustizia sostenne che era diritto del governo condurre quei test per valutare la portata di un attacco batteriologico.

Il giudice Conti decise che non c’erano abbastanza prove, nonostante le evidenze presentate dalla famiglia Nevin, per stabilire che il 75enne fosse morto per il batterio diffuso dai militari, e respinse l’istanza della famiglia Nevin.

L’avvocato Nevin disse all’epoca che almeno il sacrificio di suo nonno è servito per far capire di cosa sono capaci alcuni uomini a Washington.

Gli attacchi batteriologici di Saint Louis e New York

Ma il libro della guerra batteriologica segreta non si è chiuso con gli esperimenti di San Francisco.

Negli anni’60, a Saint Louis e a Minneapolis, furono condotti altri test. Degli aerei si levarono in volo dal confine con il Canada e iniziarono a rilasciare una serie di sostanze chimiche, in particolare un composto di solfuro di cadmio mischiato con lo zinco.

Secondo alcuni fonti scientifiche, una simile mistura potrebbe permettere di rilasciare nell’aria il cadmio, una sostanza altamente cancerogena.

Stranamente, anni dopo iniziarono a manifestarsi una serie di tumori in uno dei quartieri più poveri di Saint Louis, popolato da afroamericani.

Il deep state nonostante le implicazioni per la salute degli americani continuò e condusse un esperimento ancora più pericoloso a New York.

In una stazione della metropolitana newyorchese, si ricorse ad un sistema diverso per diffondere i batteri.

Furono infatti usate delle lampadine cariche di trilioni di batteri, in particolare il Serratia marcescens, che aveva già ucciso il signor Nevin, e il Bacillus globigii, un agente patogeno molto presente nei casi di intossicazione alimentare.

Le lampadine furono gettate sui binari della metropolitana in modo che quando il treno fosse passato le avrebbe schiacciate diffondendo così i batteri per tutta la stazione contro gli ignari passeggeri.

L’esercito americano si è sempre difeso sostenendo che questi batteri non fossero letali o dannosi, ma il signor Nevin e forse altre persone, sono la prova che questi esperimenti non sono affatto innocui.

Il pubblico americano ha saputo solo molti anni dopo che il suo governo li aveva usati come cavie. Il libro nero degli esperimenti batteriologici contro inermi civili è quindi chiuso ? E’ difficile dirlo, ma una cosa è certa.

Il deep state che governava a Washington all’epoca è ancora lì anche se Trump ha forse, per la prima volta dopo molti anni, cercato di arginarne l’estrema pericolosità.

Se questa struttura di potere non ha avuto problemi a mettere a rischio la vita dei civili, cosa garantisce che essa non abbia di nuovo ricorso a simili misure per scatenare la pandemia di coronavirus?




A coloro che pensano che mai dei governi non potrebbero fare una cosa simile contro i loro stessi cittadini, la storia della guerra batteriologica segreta americana è la risposta che lo hanno già fatto.

Le élite non sono vincolate da sentimenti patriottici nè hanno a cuore il bene dei popoli.

La priorità di questa struttura sovranazionale è quella di sradicare le nazioni e di affermare il loro dominio attraverso la costruzione di un supergoverno mondiale.

Per questi poteri il fine giustifica i mezzi, anche se quei mezzi possono costare la vita a persone innocenti.

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2 pensieri riguardo “La guerra batteriologica segreta del deep state

  • 24 Marzo 2020 in 13:07
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    grazie per l’informazione. E non è detto che il crollo delle Torri non sia stato anche fatto su ordine del Deep State per far scoppiare la guerra nel Medio Oriente …….

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    • 24 Marzo 2020 in 13:56
      Permalink

      il deep state non è nuovo a queste logiche. A questo proposito, basta citare la famigerata operazione Northwoods.

      Risposta

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