Obama sapeva che stava per arrivare una pandemia

di Cesare Sacchetti

Una esercitazione organizzata dall’amministrazione Obama sette giorni prima che Trump diventasse presidente ha previsto una pandemia globale.

La pandemia descritta dagli scienziati al servizio della precedente amministrazione americana viene descritta “la peggiore dal 1918”, epoca nella quale si diffuse la famigerata spagnola.

La notizia sorprendente è stata data dal quotidiano americano “Politico” che ha riportato tutti i documenti dell’incontro al quale hanno partecipato rappresentanti dell’amministrazione uscente assieme a quelli della nuova amministrazione Trump.

Nelle diapositive mostrate durante l’esercitazione, si prevede uno scenario pandemico che scaturisce dal virus influenzale H9N2.

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  Una delle diapositive preparate dall’amministrazione Obama che prevedeva lo scoppio di una pandemia



L’agente patogeno in questione a differenza dell’attuale coronavirus non parte originariamente dalla Cina, ma da Seoul, da Londra e da Giacarta.

Questo virus influenzale dimostra delle similitudini piuttosto singolari con quello di Wuhan. Anch’esso difatti colpisce principalmente le vie respiratorie delle persone infettate, e si diffonde con estrema rapidità per la sua facilità di trasmissione.

La sua diffusione provoca il conseguente collasso delle strutture sanitarie asiatiche, incapaci di rispondere efficacemente all’alto numero di persone contagiate.

Successivamente, gli scienziati dell’amministrazione Obama simulano i passi successivi in seguito all’esplosione dei contagi.

Nell’esercitazione infatti si prevede che l’OMS aumenti la richiesta di farmaci anti-virali per far fronte all’epidemia.

Una eventualità che è realmente accaduta con la pandemia di coronavirus dal momento che attualmente l’OMS sta collaborando con la casa farmaceutica svizzera Roche per sviluppare un farmaco efficace contro il virus.

I consulenti di Obama hanno poi anche previsto che in seguito alla diffusione del H9N2, i Paesi maggiormente colpiti avrebbero poi subito delle restrizioni di viaggio.




Situazione che si è avverata anche con il virus di Wuhan, dal momento che i cittadini della Cina, dell’Italia, e della Corea del Sud e successivamente dell’Europa intera hanno subito interdizioni ai loro spostamenti da parte di altri Paesi.

Ma perchè l’amministrazione Obama ha organizzato un incontro del genere 7 giorni prima che Trump diventasse presidente?

Politico riporta in larga parte i punti di vista dei membri dell’amministrazione Obama che rimarcano come l’amministrazione in pectore di Trump abbia volutamente sottovalutato i rischi concreti per una possibile epidemia.

Ma la versione degli uomini di Obama sembra piuttosto di parte così come quella del quotidiano americano che nel suo scoop ha dato poco rilievo alla versione dell’attuale amministrazione Trump.

Perchè difatti i consulenti di Trump avrebbero dovuto attribuire la massima rilevanza ad uno scenario puramente ipotetico che effettivamente sulla carta aveva scarse probabilità di realizzazione?

Soprattutto, ciò che viene stranamente omesso nella versione dei membri dell’amministrazione Obama e di Politico, è su quali basi si pensava che potesse esplodere una situazione del genere?

Lisa Monaco, consigliere per la sicurezza degli affari interni, ha dichiarato in un articolo pubblicato sulla rivista Foreign Policy che è stato scelto di inserire nell’esercitazione lo scenario di una pandemia perchè credeva che “che emergenti malattie infettive potevano probabilmente rappresentare uno dei più gravi rischi per la nuova amministrazione.”

La scelta di pubblicare un simile allarme sulla rivista Foreign Policy appare significativa, dal momento che essa è di proprietà del gruppo Graham Holdings Company, editore anche del Washington Post, quotidiano schierato a sostegno di Hillary Clinton e ferocemente critico delle politiche dell’amministrazione Trump.

Ma ad ogni modo, la Monaco sorvola nella sua analisi sul perchè negli Stati Uniti e nel mondo ci fosse un concreto rischio di diffusione di una nuova malattia infettiva, tale da mettere in ginocchio l’economia mondiale come sta accadendo nei giorni nostri.

Ufficialmente, le ragioni di questa esercitazione vengono ricondotte ad un aggiornamento legislativo voluto da Obama nel 2016 che ha imposto alle amministrazioni presidenziali uscenti di informare quelle in attesa di nomina su possibili situazioni di emergenza.

I consulenti di Obama hanno scelto tra le situazioni più potenzialmente a rischio l’eventuale diffusione del virus influenzale H9N2, uno scenario che ai consulenti di Trump appariva poco probabile.

Sean Spicer, il primo addetto stampa della Casa Bianca sotto Trump, ha partecipato a quell’incontro e nonostante abbia riconosciuto la validità di tali esercitazioni ha puntualizzato che quanto accade in queste situazioni è estremamente teorico.

“Non c’è riunione che possa prepararti per una pandemia globale” ha detto.

Eppure qualcuno dentro l’amministrazione Obama sembrava già sapere come sarebbero andate le cose, avendo casualmente previsto con tre anni di anticipo tutto quello che sta accadendo ora.

Una circostanza piuttosto simile a quanto già visto con un altro studio, organizzato dal Johns Hopkins Centre e finanziato da Bill Gates e dal Forum di Davos, che ad ottobre del 2019, tre mesi prima dell’epidemia cinese, simulava una pandemia di coronavirus, scaturita dal Brasile.

In questa simulazione, il virus si trasmette dal maiale all’uomo piuttosto che dal pipistrello all’uomo come si ipotizza sia accaduto nel caso di Wuhan.

Come è stato detto precedentemente, Gates ha un notevole conflitto d’interessi in questo settore, dal momento che ha ricavato ingenti profitti dai vaccini.

Ad ogni modo, le coincidenze in questa storia si moltiplicano. Tutti coloro che hanno elaborato studi e simulazioni hanno degli specifici interessi dal verificarsi di queste situazioni.

L’amministrazione Obama aveva tra le sua fila una schiera di personaggi appartenenti al gruppo Bilderberg, il gotha delle élite globaliste che mira alla costruzione di un governo unico mondiale.

Questa crisi causalmente ha portato a un coro unico di richieste, dall’UE all’OMS, di costruire una sorta di struttura sovranazionale che dovrebbe esautorare del tutto gli stati nazionali.




Sassoli, presidente del Parlamento europeo, ha praticamente ordinato:”nessuno dovrà agire da solo.”

Fino a 10 giorni fa, Trump ha fatto di tutto per ridurre la gravità della crisi da coronavirus.

Autorevoli scienziati come Giulio Tarro hanno spiegato come questa “emergenza sia dovuta in larga parte a panico e scelte politiche”.

Sono queste le “scelte politiche” che vogliono le élite, ovvero creare una emergenza globale per poter arrivare all’avvento di un unico governo mondiale?

Per uno strano caso, le crisi internazionali esplose negli ultimi 30 anni, permettono sempre un passo in avanti verso l’ideale globalista di porre fine agli stati nazionali.

Più forti sono le crisi, più veloce si avvicina la possibilità che domani le élite arrivino a vedere realizzati i loro piani.

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