La profezia di Margaret Thatcher:”l’euro sarà un caos”

di Cesare Sacchetti

Settembre 1992. Il bagno di sangue provocato dallo SME, il Sistema Monetario Europeo, sui mercati si è fatto sentire da poco sui Paesi europei che ne facevano parte, in particolar modo Gran Bretagna ed Italia.

Attraverso lo SME, i Paesi membri decisero di rinunciare alla facoltà di far fluttuare liberamente la propria valuta scegliendo di agganciare il cambio a delle barre di oscillazione prestabilite.

L’epilogo della storia fu nefasto. Il meccanismo del cambio fisso di allora prestò i Paesi che ne fecero parte ai tremendi contraccolpi degli speculatori, in particolare George Soros, sui mercati.

Qualcuno ebbe il coraggio e l’umiltà già allora di riconoscere i problemi che lo SME stava portando all’Europa.

Si tratta di Margaret Thatcher che in un profetico intervento davanti alla platea della conferenza sullo sviluppo economico mondiale, descrisse alla perfezione le crepe che già allora si intravedevano nel progetto di unione monetaria europea.

La Thatcher non ebbe difficoltà a riconoscere che la partecipazione allo SME fu un errore.



Il suo pragmatismo piuttosto british la portò ad affermare “che la stabilità promessa dai cambi fissi era falsa.”

Il cambio fisso, prosegue la ex lady di ferro, “ha impedito alle valute di potersi aggiustare gradualmente alle esigenze del mercato e alla fine ha provocato gravi oscillazioni di instabilità.”

Non solo. L’ex primo ministro britannico riconosce che “non c’è nulla di nuovo nel crollo dei cambi fissi. La novità dovrebbe essere nell’apprendere la lezione che i cambi fissi non funzionano nei mercati liberi.”

La naturale conclusione da trarre dai dissesti dallo SME sarebbe stata dunque quella di riconoscere che esistono delle differenze strutturali e fiscali dei singoli Paesi europei, e che il modo migliore per assicurare stabilità all’Europa sarebbe stato quello di virare verso un sistema di cambi flessibili.

La libera fluttuazione delle valute sarebbe stato difatti il modo più efficace per i Paesi dello SME di parare i rovesci della speculazione finanziaria e avrebbe consentito ai singoli di potersi adattare a situazioni critiche in maniera peculiare.

Sostanzialmente il cambio flessibile è la maniera più semplice per aggiustare vari squilibri nella competitività dei singoli Paesi.

Si tratta di una semplice evidenza macroeconomica che oggi viene negata e trattata dagli economisti ortodossi euristi come una affermazione “sovranista”.




Se dunque lo SME aveva clamorosamente fallito e portato i Paesi membri al dissesto finanziario, che cosa sarebbe accaduto avanzando verso il passo successivo, ovvero l’unione monetaria europea?

La Thatcher lo intuì prontamente.

“Se la divergenza tra le differenti economie europee è così grande che lo SME non può contenerle, come reagirebbero queste economie rispetto ad una singola valuta europea? La risposta è che ci sarebbe un caos tale da far impallidire le recenti difficoltà. Enormi somme dovrebbero essere trasferite da paesi più ricchi a più poveri per permettere loro di reggere l’urto. La disoccupazione e spostamenti di massa attraverso le frontiere libere sarebbero il passo successivo.”

E’ praticamente l’esatta fotografia delle difficoltà attuali che sta vivendo l’eurozona.

L’euro di fatto non si è rivelato uno strumento livellatore delle differenti economie dei Paesi che ne fanno parte. Al contrario, la moneta unica ha esacerbato le differenze tra i suoi membri e ha costituito divisioni tali da dividere l’Europa in club di serie A e serie B.

L’Italia è stata certamente il Paese più danneggiato ritrovandosi a dover subire una massiccia deindustrializzazione, dovuta principalmente all’incapacità di poter usare la svalutazione come strumento per salvaguardare la sua competitività e assorbire gli shock esterni.

Ma l’euro non si è rivelato uno strumento solo per colpire l’industria italiana.

Se è vero che esso è stato uno strumento formidabile per dare alla Germania una moneta artificialmente svalutata è altrettanto vero che i tedeschi non hanno vista migliorare le loro condizioni economiche.

Gli ultimi dati a disposizione rivelano come la povertà stia aumentando anche in Germania . La ragione è che la moneta unica espone maggiormente le classi lavoratrici agli shock di competitività esterna.

Se i Paesi che ne fanno parte non possono più far fluttuare liberamente il proprio tasso di cambio, ne consegue che la leva per restare competitivi grava tutta sui salari dei lavoratori.

La mancata svalutazione della moneta si traduce praticamente nella obbligata svalutazione dei salari.



Ecco che l’euro rivela il suo vero scopo. Non uno strumento di unione, ma uno strumento di divisione e di dominio di una classe,le élite capitalistiche europee, sopra un’altra, i lavoratori.

L’ironia è che fu una convinta neoliberista e sostenitrice del libero mercato come la Thatcher a lanciare l’allarme sulle disuguglianze sociali che l’euro avrebbe provocato .

Ma probabilmente anche oggi lei resterebbe inascoltata e verrebbe relegata nella categoria dei “populisti”.

Il buon senso in Europa è passato di moda da un bel pezzo.

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