Le élite pro-UE lanciano l’allarme per le europee:”se vincono i sovranisti, l’UE può crollare”

di Cesare Sacchetti

L’ECFR, acronimo che identifica l’European Council of Foreign Relations, il consiglio europeo delle relazioni estere, lancia l’allarme sul rischio che l’UE possa implodere dopo le elezioni europee in caso di vittoria dei sovranisti, e lo fa in un rapporto dettagliato di 48 pagine pubblicato recentemente sul suo sito.

Per chi non avesse familiarità con quest’istituto, l’ECFR sostanzialmente è l’omologo europeo dello statunitense CFR, Council of Foreign Relations, il consiglio delle relazioni estere.

Entrambe le organizzazioni sono think-tank che riuniscono intellettuali, politici, banchieri e membri della stampa delle diverse aree geografiche di appartenenza, dediti a sostenere la causa del globalismo e delle organizzazioni sovranazionali, considerate al di sopra degli stati nazionali nella conduzione dei rapporti internazionali.

Per avere una idea della levatura dei membri che fanno parte dell’ECFR, è sufficiente scorrere la lista dei suoi membri consultabili sul suo sito.

Ne fanno parte tra gli altri George Soros, il miliardario americano di origini ungheresi già noto in Italia per la sua speculazione contro la lira nel lontano 1992, l’attuale giudice della Corte Costituzionale, Giuliano Amato, l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi e la senatrice di Più Europa, Emma Bonino.

La missione dell’ECFR, è sostanzialmente quella di “fornire una prospettiva pan-europea su alcune delle strategie e scelte che gli europei” si troveranno a dover affrontare.

Ed è proprio dalla difesa di questa prospettiva che sembra voler partire l’ultimo rapporto redatto dagli analisti dell’organizzazione.

Nelle pagine del documento intitolato ” Come gli anti-europei pianificano di affondare l’Europa e cosa può essere fatto per evitarlo“, si traccia una precisa strategia per le forze pro-europee nel tentativo di contrastare una possibile ondata dei partiti sovranisti e populisti il prossimo 26 maggio alle elezioni del Parlamento europeo.

Per la prima volta, dopo molti anni di status quo immutato, l’alleanza pro-UE costituita trasversalmente dal partito popolare europeo e dai socialdemocratici, non avrà più la maggioranza assoluta dei seggi, stando agli ultimi sondaggi pubblicati dal Parlamento UE.

Difatti il blocco socialisti-popolari potrebbe trovarsi di fronte un’alleanza sovranista che avrebbe la concreta possibilità di raggiungere il 33%, e oltre, dei seggi dell’europarlamento.

Nonostante il Parlamento europeo sia privo dei poteri di indirizzo legislativo ed esecutivo di cui dispongono il Consiglio europeo e la Commissione europea, l’ECFR non ha difficoltà a riconoscere che su diverse tematiche l’aula degli eurodeputati, nel caso di un successo dei sovranisti, potrebbe letteralmente paralizzare le attività europee.

Questa condizione, si legge nell’analisi, potrebbe creare le premesse per una UE “con i giorni contati”, dal momento che le idee delle forze populiste “potrebbero disegnare la politica europea nel medio periodo”.

Gli esempi più lampanti su questo vengono dalla discussione del budget comunitario per il periodo 2021-2027, sul quale è previsto un importante ruolo di consultazione del Parlamento UE su come verranno spesi i fondi degli stati membri.

Il possibile stallo per le elezioni del presidente della Commissione

Un parlamento dove le forze sovraniste potrebbero essere la maggioranza relativa, creerebbe serie difficoltà al blocco “mainstream” dei socialisti e popolari anche su altri aspetti, su tutti quello dell’elezione del presidente della Commissione UE, il braccio esecutivo dell’Unione.

Alle ultime elezioni europee del 2014, per decidere il presidente di questo organismo si è ricorsi al meccanismo dello spitzenkandidat, il termine tedesco che identifica i vari candidati leader dei gruppi parlamentari.

Generalmente, il gruppo che prende più voti dalle consultazioni elettorali europee, ha poi diritto di proporre il suo candidato come presidente della Commissione.

Alle precedenti elezioni, ad esempio, il partito popolare europeo conquistò la maggioranza dei voti e il consiglio UE propose la nomina del suo spitzenkandidat, Jean – Claude Juncker, alla presidenza della Commissione, nomina che poi è stata approvata dal Parlamento UE.

Per eleggere il nuovo presidente della Commissione sarà richiesta una maggioranza parlamentare di almeno 353 seggi su 705, e se i vari gruppi populisti dovessero raggiungere il 33% dei seggi o oltre, sarà praticamente virtualmente impossibile eleggere un candidato senza il consenso di queste forze politiche.

Ed è lo scenario che terrorizza in modo particolare l’ECFR, dal momento che il presidente e i commissari europei tracciano l’indirizzo su molte materie fondamentali, come l’immigrazione, la politica estera e gli accordi commerciali.

La visione paneuropea che sta a cuore al think-tank rischierebbe di naufragare di fronte ad una Commissione UE che riaprirebbe i rapporti con il Cremlino e anche da un approccio più protezionista sugli accordi commerciali internazionali, su tutte il rischio che si ripudi il CETA, l’accordo di libero scambio firmato dall’UE con il Canada.

Non sono elezioni ordinarie quindi, e gli esponenti globalisti dell’istituto ne sono pienamente consapevoli.

La strategia che viene suggerita dal think-tank per arginare l’ondata sovranista si fonda su tre direttrici fondamentali: dividere il campo dei partiti anti-europei; dimostrare l’alto prezzo da pagare per le proposte dei sovranisti; ed infine cercare di spostare il focus delle elezioni sui benefici dell’agenda pro-europea.

A questo proposito, non mancano degli evergreen, come ricorrere all’accostamento paranoico dei partiti sovranisti al servizio del Cremlino.

Un dato sembra consolidato. Qualsiasi sarà l’esito delle elezioni del 26 maggio, queste elezioni non saranno come le altre. Se i partiti sovranisti si imporranno come vincitori di queste consultazioni, l’esistenza dell’Unione non sarà più una certezza.

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