La crisi dell’asse franco-tedesco farà implodere l’euro?

di Cesare Sacchetti

Un morto, più di 400 feriti. Questo il bollettino di guerra all’indomani delle manifestazioni di massa in Francia che hanno paralizzato il Paese. I media l’hanno definita la “rivolta dei gilet gialli.”

Un movimento di massa costituito da piccoli e medi imprenditori, pensionati, giovani disoccupati che più di ogni altri stanno pagando il prezzo delle politiche economiche di Macron.

Quello francese è un Paese profondamente lacerato e diviso non solo sotto il profilo etnico, con intere comunità islamiche separate dal resto della Francia, ma anche sopratutto sotto il profilo economico.

La Francia paga il prezzo dell’euro

Nella struttura dell’eurozona, vige sostanzialmente una regola ferrea, che è stata applicata da quasi tutti i suoi appartenenti. Chi si trova in una unione di cambi fissi, quale è sostanzialmente l’unione monetaria, affronta le conseguenze di non poter svalutare la moneta per restituire competitività alle proprie merci sui mercati internazionali.

Resta solo un’altra via per essere competitivi in queste condizioni, ed è quella che porta alla svalutazione dei salari, con i lavoratori a farsi carico del duro prezzo da pagare per restare nell’eurozona.

Fino ad ora, la Francia è stata esonerata da questa regola.

Negli ultimi 10 anni, ad esempio, il limite di deficit del 3% sul PIL che il ministro del’Economia francese Le Maire chiede di rispettare all’Italia, è stato osservato dalla Francia solamente una volta.

La ragione di questo trattamento speciale va ricercata nella struttura che sorregge l’Unione monetaria e il progetto europeo praticamente sin dai suoi albori negli anni’50, e che si riconosce nell’asse franco-tedesco.

Se è vero che l’Italia con De Gasperi sedeva al tavolo dei fondatori, è altrettanto vero che già allora il francese Schuman e il cancelliere tedesco Adenauer gettavano le fondamenta di quel rapporto franco-tedesco che sarà il motore dell’integrazione europea per i prossimi 50 anni a venire.

L’alleanza tra Francia e Germania incarna da sempre l’anima del progetto europeo, mentre la Penisola è rimasta esclusa, e spesso penalizzata, dalle decisioni di Parigi e Berlino.

Il rapporto è sempre stato solido fino agli ultimi anni , ma ad oggi il contesto internazionale ed europeo è cambiato radicalmente. Se fino ad ora Francia e Germania sono stati guidati da due leader dotati di forte sostegno popolare, specialmente Angela Merkel, oggi ci si trova di fronte ad uno scenario completamente cambiato.

La cancelliera tedesca, un tempo leader indiscussa dell’UE e dell’eurozona, si trova oggi ad affrontare una crisi domestica che la vedrà presto perdere la leadership del suo partito, la CDU.

Il presidente francese, dal canto suo, non gode di maggiore salute.

Il gradimento di Macron nell’elettorato è sprofondato ad un nuovo minimo storico del 25%, e le ultime voci di un suo esaurimento nervoso che gli sarebbe costato un ricovero d’urgenza in una clinica specializzata, lo descrivono come un uomo solo e incapace di reagire al malcontento del suo popolo.

Un malcontento che in questi giorni è eruttato con una forza mai vista. La Francia è sempre stato un Paese tradizionalmente statalista con una marcata presenza della mano pubblica nell’economia.

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Le proteste dei gilet gialli contro Macron

E’ questo presidio fino ad ora invalicabile che Macron vuole oltrepassare, ed è stata questa la miccia che ha provocato l’incendio nella prateria francese.

Una situazione che rischia seriamente di minare la solidità dell’asse franco-tedesco.

Soprattutto, in questo contesto, è venuto meno il tradizionale sostegno di Washington a questa alleanza. Se gli Stati Uniti dal dopoguerra in poi sono sempre stati interessati a favorire l’integrazione europea per poter avere un unico soggetto sovranazionale di fronte che gli consentisse di controllare più agevolmente l’Europa, oggi la visione di Trump va fondamentalmente nella direzione opposta.

L’elezione del presidente americano ha impresso una decisa accelerazione al processo di de-globalizzazione in corso, e Parigi e Berlino ora si ritrovano prive dell’ombrello protettivo di Washington.

E’ in questo senso che vanno interpretati gli attacchi di Trump su Twitter al presidente francese contro la sua proposta di realizzare un esercito europeo. Il presidente americano vuole colpire il ventre molle dell’alleanza franco-tedesca per poter accelerare il processo di disgregazione dell’UE.

La serie di attacchi su Twitter lanciati dal presidente Trump contro Macron e la Francia

La debolezza della Francia rischia quindi di far saltare definitivamente il progetto europeo.

Il popolo francese del resto non appare intenzionato a osservare la regola dell’euro. Questo rischia di compromettere i piani delle gerarchie europee che appaiono disperate, e senza una reale alternativa per reggere la struttura di Bruxelles che scricchiola paurosamente.

L’Italia, in questo scenario, si trova in una condizione pressoché invidiabile. Se Roma può godere del sostegno di Washington e Mosca, allo stesso tempo assiste alla crisi dei rivali franco-tedeschi pronta a sfruttare la loro debolezza per ricevere i benefici di una eventuale fine dell’euro e dell’UE.

Si è vicini ad un punto di svolta, e l’Italia se saprà sfruttare una contingenza politica mai stata così favorevole, potrà essere l’indubbia protagonista dei nuovi assetti geopolitici che potrebbero nascere dalla fine dell’UE a guida franco-tedesca.

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