La Svezia come l’Arabia Saudita: condannata al carcere per aver criticato l’Islam

di Cesare Sacchetti

Condannata per aver criticato l’islam su  Facebook. La storia di Christina, una tranquilla signora 65enne sarà ricordata probabilmente come la fine della democrazia liberale in Svezia.

La storia di Christina

Christina in passato aveva espresso le sue opinioni sulla religione islamica e sui musulmani in un gruppo Facebook, al quale erano iscritte 25.000 persone.

La donna ha sostenuto che se la Svezia continuerà a ricevere consistenti flussi migratori dai paesi musulmani, “il quoziente intellettivo generale sarà pari a quello di un pesce rosso.”

Non è stata questa l’unica affermazione incriminata che le hanno contestato le autorità di polizia svedesi. Christina aveva anche sostenuto che gli immigrati stessero creando gravi problemi di ordine pubblico nel paese. Secondo lei, gli immigrati sono responsabili di assassini, stupri e incendi dolosi alle auto.

Se si dà uno sguardo ai numerosi casi di cronaca che vengono taciuti dal mainstream mediatico italiano, si potrebbe sostenere che la donna non abbia fatto altro che sostenere una verità lapalissiana.

L’esempio più lampante in tal senso viene da quanto accaduto nello scorso gennaio a Rosengard, un quartiere di Malmo densamente popolato da immigrati, dove si è assistito a vere e proprie scene di guerriglia urbana tra le forze di polizia e le bande di gang composte principalmente da figli di immigrati nel paese negli anni’90.

A Rosengard, si registra il più alto tasso di criminalità di tutta la Svezia.

Questo è solamente uno tra i numerosi casi che documentano una realtà infernale taciuta da un sistema mediatico che non vuole che il pubblico sia informato di quanto accade in questo paese, un tempo culla della democrazia e dei diritti civili.

E’ per questo che Christina ora rischia la prigione. La donna, dopo aver fatto queste affermazioni, ha subito sei perquisizioni del suo appartamento da parte della autorità di polizia, che l’hanno sottoposta successivamente anche a dei duri interrogatori.

Non solo. Ad aiutare la polizia a investigare sul caso della 65enne è stato il gruppo Näthatsgranskaren, una sorta di associazione svedese dedita a reprimere l’incitamento all’odio. Alla fine delle indagini è stato partorito un corposo dossier di 150 pagine sulla donna, neanche si trattasse di una pericolosa terrorista.

In primo grado, Christina era stata sottoposta al giudizio della corte distrettuale che alla fine l’aveva assolta dai reati contestatigli dalla pubblica accusa, rappresentata dal procuratore Lisa Hedberg, che aveva chiesto la condanna per i suoi commenti su Facebook di “incitamento all’odio”.

Ora il verdetto è stato rovesciato dalla corte d’Appello di Göta, che l’ha ritenuta colpevole e le ha comminato tre mesi di carcere oltre al versamento di 6.300 corone svedesi, il corrispettivo di poco più di 600 euro.

La donna è uscita in lacrime dall’aula. “Sono così spaventata, non posso fare nulla. Dovrei andare in prigione con i criminali? Ho l’artrite reumatoide, una profonda depressione e rischio anche di perdere la mia casa.”

Non c’è stato verso di convincere i togati svedesi che la donna non era responsabile dei commenti su Facebook.

Mentre in primo grado la donna, su consiglio probabilmente del suo avvocato, si era difesa rivendicando la libertà di espressione per i suoi post su Facebook, in corte d’Appello, Christina ha sostenuto che non c’erano prove che fosse stata lei a scrivere quei post dal suo account personale.

La corte invece ha ritenuto che fosse stata proprio lei a scrivere quei commenti e per questo l’ha giudicata colpevole di “offese criminali contro le persone che credono nell’Islam.”

In una democrazia liberale, la libertà d’espressione dovrebbe essere la condizione necessaria perchè questa si possa definire un’autentica democrazia. In Svezia, invece si persegue penalmente chi critica l’islam, come accade in Arabia Saudita.

Il nemico della Svezia quindi non sono le gang di immigrati che mettono a ferro e fuoco il paese. E’ una malata signora 65enne che ha avuto la sola colpa di dire la verità.

 

Comments (4)

  • gli svedesi hanno chiuso i ponti con l’Arabia Saudita già dal 2015 annullando contratti milionari per la vendita di armi (noi invece siamo i primi fornitori) e su questo blog questa notizia è stata fatta rimbalzare tre volte, a febbraio, a marzo e oggi, senza citare fonti e non ci sono riscontri in nessun giornale svedese. Non vi viene il sospetto che vi stiano prendendo per i fondelli e che siano tutte bufale?

    1. cara signora, il fatto che la Svezia abbia chiuso i ponti con l’Arabia Saudita è una questione completamente diversa che non è trattata dall’articolo. Tra l’altro, lei sta dichiarando apertamente il falso, quando dice che non ci sono fonti citate nell’articolo, perchè basta cliccare sui link ipertestuali presenti nel pezzo attuale e in quelli precedenti, per vedere le fonti originali dei giornali svedesi. Bufale qui, non ce ne sono. Provi sul mainstream, lì ne troverà in abbondanza.

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