L’Italia sarà decisiva nello scontro tra il sovranismo di Bannon e il globalismo di Soros

di Cesare Sacchetti

Veni, vidi, vici. Potrebbero essere le parole pronunciate da Giulio Cesare dopo la vittoria contro l’esercito di Farnace II a Ponto, a sintetizzare l’intervento a Roma di Steve Bannon acclamato dal pubblico di Atreju, l’evento politico organizzato annualmente da Fratelli d’Italia.

Qualcuno ha attribuito alla presenza dell’ex guru di Breitbart a Roma, un significato di conquista americana al territorio della nuova Italia populista, quando invece appare più rappresentativa del nuovo corso dei rapporti tra i governi populisti di Italia e USA.

Durante l’intervista sul palco, gli viene rivolta a questo proposito la domanda se ci sia da fidarsi di questi Stati Uniti, considerata la loro storica presenza ingombrante dal dopoguerra ad oggi nella Penisola, tanto da creare non pochi attriti e diffidenze tra le due parti.

E’ lo stesso Bannon che chiarisce come gli USA di Trump non siano gli USA che hanno in mente al forum di Davos.

I rapporti tra Europa Occidentale e Stati Uniti negli ultimi 70 anni hanno visto spesso la prima, subordinata agli ordini e alle indicazioni dei secondi.

E’ stata questa condizione di sovranità limitata ad accompagnare inevitabilmente anche le relazioni tra USA ed Italia dal dopoguerra ad oggi.

Il non interventismo degli USA di Trump e Bannon

Ma la visione di Bannon del ruolo degli USA nel mondo non è fondata sull’imposizione della supremazia militare di Washington rispetto ai suoi partner, quanto ad un rapporto tra alleati sullo stesso piano.

Qualche osservatore ha sollevato delle perplessità sul fatto che quella di Bannon non sia altro che un’ennesima mutazione del deep state americano che cerca semplicemente altre forme più efficaci per poter controllare al meglio gli Stati europei.

Questa ipotesi improbabile per una serie di ragioni. Su tutte quella che gli Stati Uniti dopo il Patto Atlantico, hanno deciso di favorire la nascita delle istituzioni europee per poter controllare più agevolmente i paesi europei.

Nei documenti declassificati del dipartimento di Stato USA, pubblicati in passato dal Telegraph, emerge chiaramente la strategia di Washington di favorire l’ascesa di organismi sovranazionali europei per potere avere meglio il controllo dell’Europa Occidentale.

Trattare con 28 singole entità nazionali distinte, come accadeva prima della nascita dell’UE, è sicuramente più dispersivo e complicato che trattare con una singola entità sovranazionale che le rappresenta tutte assieme.

L’asse dei rapporti internazionali che vuole costruire l’America di Trump non è fondato su una visione prevaricatrice o su un tentativo di ingerire negli affari esteri degli stati nazionali.

In altre parole, Trump e Bannon vogliono veder risorgere gli stati nazione non per un presunto interesse di dominio delle sfere di influenza geopolitica sullo scacchiere globale, quanto per indebolire il progetto globalista che vuole spogliare degli ultimi residui poteri le entità statuali nazionali.

E’ per questo che l’UE teme il governo populista italiano, ed è per questo che Bannon definisce l’Italia come il “centro dell’universo della politica”.

Il governo Lega-M5S è un esperimento inedito nell’eurozona ed è sostenuto da un consenso popolare senza precedenti nella storia politica del Belpaese.

E’ dall’Italia che Bannon vuole partire per lanciare il guanto di sfida al deep state globalista. Per poter infliggere un colpo decisivo al cuore delle forze globaliste, è necessario colpire l’organizzazione che in questo momento è l’architrave del loro progetto, ovvero l’UE.

La visione sovranista di Bannon contro quella globalista di Soros

La visione di Bannon è quindi incompatibile con la visione globalista, e il forum di Davos non fa certo affidamento su di lui per salvaguardare lo status quo e andare avanti con l’edificazione di entità sovranazionali governate dalle èlite transnazionali.

A rappresentare la visione di un mondo senza confini e senza nazionalità, è invece sicuramente George Soros, che con la sua fondazione, la Open Society, sta combattendo con ogni mezzo a disposizione per fermare l’ondata sovranista.

La Open Society propone un modello di società senza più barriere, dove le singole identità nazionali evaporano, sostituite da un melting pot di massa governato da un Leviatano globale.

The Movement – il movimento sovranista che Bannon inagurerà a Bruxelles a novembre – invece propone un ritorno ad una società Occidentale fondata sulle radici cristiane, dove le tradizioni e le identità dei singoli stati nazionali europei sono essenziali per custodire quei valori che hanno permesso all’Europa di restare in vita nel corso dei secoli.

La società di Soros vede le masse sottomesse alla gerarchia di una èlite transnazionale priva di legittimazione popolare, mentre quella di Bannon vede le masse come protagoniste e artefici del loro destino attraverso l’affermazione democratica.

In questo scontro sarà Roma ad avere un ruolo decisivo. Bannon ad Atreju ha detto che l’Europa della civiltà giudaico-cristiana nasce dall’asse Gerusalemme-Atene-Roma.

Sarà proprio da Roma che partirà il tentativo di difesa dell’identità europea. Per questo Bannon è venuto in Italia. Non per lanciare una lotta di conquista, ma per arruolarsi e combattere per salvare l’Occidente.

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