L’alleanza tra Italia e USA può rompere il cappio dell’euro

di Cesare Sacchetti

Gli storici una volta la chiamavano “sovranità limitata”, quella condizione che vedeva la sovranità dell’Italia sottoposta all’egida degli USA per scongiurare l’avanzata dei paesi del blocco sovietico.

L’incontro alla Casa Bianca dello scorso lunedì tra il presidente Trump e il presidente Conte ha inaugurato ufficialmente una nuova fase dei rapporti storici di amicizia tra Washington e Roma.

La relazione tra i due paesi non pare più essere fondata su una condizione di subordinazione gerarchica, ma più da un comune intento di lavorare assieme contro il nuovo “nemico” , non più l’URSS, ma l’UE e l’eurozona a trazione tedesca che è ad oggi l’organizzazione che ha spogliato l’Italia della sovranità monetaria.

L’incontro alla Casa Bianca tra il presidente Trump e il premier italiano, Conte

Washington e Roma hanno nell’euro un nemico comune perchè da un lato, per gli Stati Uniti i surplus commerciali accumulati dalla Germania grazie alla moneta unica gravano pesantemente sul deficit commerciale degli USA, e dall’altro impediscono qualsiasi possibilità di ripresa alle economie dei paesi del Sud Europa, in particolare l’Italia.

Gli Stati Uniti di Trump quindi hanno tutto l’interesse che l’Italia riconquisti gli spazi di sovranità perduti dall’appartenenza all’UE e alla moneta unica, per arrestare definitivamente la supremazia economica della Germania, acquisita grazie all’euro, una moneta “grossolanamente svalutata” come la definì efficacemente Peter Navarro, il consigliere economico del presidente americano.

Non è difficile prevedere che l’Italia cercherà di usare la sponda che gli verrà da Washington per negoziare con la Commissione UE – dove la Germania è il paese più potente – quantomeno una manovra di bilancio che le consenta di fare politiche economiche espansive.

Per il momento i segnali che arrivano in questo senso da Bruxelles sono di netta chiusura. Fonti vicine alla Commissione fanno già trapelare una completa indisponibilità a concedere più flessibilità a Roma, e il rischio che la situazione precipiti non è così remoto.

Il governo del cambiamento fino ad ora ha dimostrato fermezza di fronte all’UE, e se deciderà di non piegarsi ai diktat di Bruxelles sulla manovra, dovrà e potrà ricorrere a quel famoso piano B che tutti i paesi europei hanno nel cassetto, ovvero l’abbandono della moneta unica.

A questo proposito, non va ignorato il fatto che dal prossimo dicembre, la Bce terminerà il quantitative easing, il programma di acquisto dei titoli di Stato con il quale l’istituto presieduto da Mario Draghi ha contenuto i tassi d’interesse.

Senza una banca centrale che agisca come ombrello protettivo per limitare il costo della spesa per interessi, vengono meno le condizioni per restare nella moneta unica, a meno che il governo Conte non voglia ripetere la disastrosa esperienza greca che portò l’esecutivo di Tsipras a cedere senza condizioni alle richieste di Berlino e dell’UE pur di restare ad ogni costo nell’euro.

E’ per questo che Washington e Roma hanno interesse a creare un asse per poter sfidare l’UE e rimettere in discussione la supremazia della Germania, che ha scritto le regole del gioco per assegnarsi da sè la vittoria.

Se in autunno dovesse stringersi attorno all’Italia il cappio dello spread, un aiuto di Trump con l’imposizione di nuovi dazi sulle auto importate dall’UE, e quindi principalmente dalla Germania, potrebbe rivelarsi decisivo.

In tutto questo, un ruolo fondamentale lo avrà sicuramente Steve Bannon, l’ex consigliere di Trump, che ufficialmente non ha rapporti con il presidente americano, ma che di fatto si sta rivelando il suo uomo più strategico nella partita a scacchi contro l’UE.

Bannon infatti da novembre sarà a Bruxelles dove lancerà la sua nuova Ong, “Il Movimento”, che avrà il compito di coordinare le forze sovraniste europee per sfidare così George Soros sul suo stesso terreno, quello dell’uso delle Ong per fare lobbying.

In questa partita tra due visioni del mondo, da un lato quella sovranista fondata sul ruolo degli Stati nazionali e dall’altro quella globalista che vuole esautorare gli Stati nazionali a favore di organizzazioni sovranazionali, c’è l’Italia che avrà un ruolo decisivo e sarà l’ago della bilancia.

Roma ha in mano il suo destino, quello dell’Europa e quello del mondo.

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