Dialogo con Thomas D. Williams, l’uomo di Bannon in Italia

dell’Avv.Riccardo Gotti Tedeschi

Incontri Thomas Williams e ti sembra di conoscerlo da anni. Due ore insieme, e vorresti invitarlo per una birra al pub, magari guardando una partita di football dei Michigan Wolverines.

Thomas è inviato e responsabile per Roma di Breitbart News – il sito web di notizie e opinioni fino a poco tempo fa diretto da Steve Bannon, l’ex capo stratega di Donald Trump. Ho avuto il piacere di averlo come ospite per una conversazione con alcuni amici: di Thomas colpiscono consistenza, serenità ed equilibrio.

Consistenza di uno uomo nato a Pontiac, in Michigan, sobborgo di Detroit noto per ospitare i primi stabilimenti della General Motors e per il Pontiac Silverdome.

Serenità data da una formazione solida unita a una fede lieta e vigorosa.

Equilibrio di un osservatore attento e disincantato, amante della libertà ma ancora di più della Verità, che permea ogni considerazione di un fondamento di libertà responsabile.

Mi si permetta: ossigeno per un mondo cattolico in confusione, dove i richiami alla Verità e alla dottrina vengono sonoramente rampognati, dove i Cardinali dei Dubia vengono vilipesi o ignorati, dove i cattolici praticanti vengono accusati di “rigidità”, dove l’ordine dei Francescani dell’Immacolata viene preso a pugni nello stomaco.

Da avvocato d’impresa e da osservatore, sono tante le curiosità che vorrei soddisfare.

Thomas, partiamo da una premessa: chi sa fare politica oggi, dopo la fine delle ideologie imposta dal Nuovo Ordine Mondiale?

La politica come professione sta vivendo una fase di rapida evoluzione: se da una parte esistono ancora i “professionisti della politica”, dall’altra l’arena politica odierna non è più esclusivo appannaggio dei politici, ma è diventato il regno dei magnati televisivi, dei polli da combattimento, dei mediatori immobiliari, dei camerieri e dei comici…

Aprire l’arena politica ad una tale varietà di persone, provenienti da ambienti diversi fra di loro, genera un indubbio beneficio. Costoro possono portare nel milieu della politica quell’esperienza, quel realismo e quella affidabilità che per lungo tempo sono mancati ai politici di professione. Allo stesso tempo, si corre un rischio…formazione politica, comprensione delle “regole del gioco”, conoscenza dell’arte diplomatica e della dialettica sono fattori importantissimi, e corriamo il rischio di perderli.

Come cambieranno secondo Te gli equilibri geopolitici dopo la vittoria dei partiti “populisti” in Italia (il sogno di Bannon…)? L’Italia è ancora un paese chiave nello scacchiere?

Personalmente trovo l’attuale situazione politica mondiale davvero emozionante. Mi pare che la politica italiana stia giocando un ruolo decisivo: l’abilità del Movimento 5 Stelle e della Lega di sedersi al tavolo e lavorare ad un programma di governo è già un segnale incoraggiante. Sarà tutto da vedere come questo programma sarà realizzato nei prossimi mesi ed anni, ma è ovvio che l’Italia non può proseguire sulla strada intrapresa.

Tutti gli sguardi sono sull’Italia, per vedere come procederà il nuovo governo e se la vecchia guardia  coopererà oppure cercherà di ostacolare le forze per il cambiamento. La questione economica è centrale: la riforma fiscale unita alla capacità di attirare nuovi investimenti dall’estero pur mantenendo il tessuto industriale domestico sono fattori chiave di questo new deal. Da quanto ho potuto leggere nel “contratto di governo”, credo ci sia spazio per auspicare una nuova strategia economica italiana “dal lato dell’offerta”.

Del resto, non dimentichiamoci che l’Italia è un paese chiave nel futuro dell’Europa, e continua ad essere per molti aspetti la “capitale culturale” del continente. Nonostante la crisi economica, l’Italia ha probabilmente la storia più ricca di qualsiasi paese al mondo e giustamente esige il rispetto e l’attenzione del resto del mondo!

Mi piacerebbe che sapesse “esigere” davvero, Thomas. Le recenti elezioni politiche hanno visto lo scontro fra partiti cd. “populisti” ed “establishment“. Si è da tempo sostituita la democrazia rappresentativa con la cooptazione: che grado di conoscenza dispongono eletti ed elettori di questo nuovo modello?

Le elezioni del 4 marzo hanno dimostrato un netto rifiuto dell’establishment. Di fatto, ciò che ha unito di più i due blocchi vincenti – M5S e Lega – non sono stati specifici programmi, ma piuttosto ciò contro cui si sono opposti. I cittadini sono stanchi delle cd. elites politiche, che sono incapaci di pensare fuori dai propri schemi per risolvere “patologie” che si sono aggravate, profondamente lontane dal contatto con le vere preoccupazioni dei cittadini: immigrazione, sovranità nazionale, un fisco paralizzante e la disoccupazione a due cifre.

Il voto è dunque sfiducia ad establishment, riaffermazione della sovranità nazionale, e mandato a trovare nuove soluzioni per aggiustare un meccanismo che si è guastato.

È vero che la democrazia ha i suoi difetti necessari! Il grado di conoscenza degli elettori è imperfetto e la loro stessa formazione politica è lacunosa. Le persone votano spesso prescindendo da valutazioni razionali dei candidati e delle loro piattaforme: in questa nuova era di “gruppi in movimento” e persino di “categorie politiche in movimento”, la stessa democrazia viene messa in discussione affinché si adatti alle nuove realtà.

Grazie per aver richiamato il mio amato Tocqueville…Passiamo agli USA: un anno e mezzo di governo Trump, rimpatrio delle produzioni industriali e disoccupazione ai minimi storici. Chi è veramente Donald? Quali rapporti si stanno sviluppando con Putin e come cambia il cd. unilateralismo americano?

Devo dirti che sono sempre stato convinto che il Presidente Trump dovesse essere valutato per i risultati effettivi della sua amministrazione. Mentre i suoi detrattori guardano al gergo che utilizza o alle relazioni extraconiugali pre-elettorali, ciò che conta di più per la nazione sono i risultati concreti della sua presidenza.

E’ troppo presto per valutare il significato storico della presidenza Trump, ma ad oggi una serie di indicatori suggeriscono che il risultato è positivo: disoccupazione sotto i minimi storici, economia in crescita costante, maggior rispetto per gli Stati Uniti sulla scena mondiale, difesa della vita e della libertà religiosa ed infine terrorismo islamico tenuto a freno.

Forse meglio di qualsiasi altro indicatore per valutare la presidenza Trump è la sua innegabile capacità di adempiere alle promesse fatte agli elettori in campagna elettorale. Ha costantemente adottato la propria piattaforma di campagna elettorale come punto di riferimento per realizzare il programma: questo genera la fiducia della gente.

Il motto “America first” lanciato da Trump non ha generato una politica di esclusione, bensì di sovranità nazionale, che il Presidente ha sostenuto anche per altri paesi. Del resto, nazioni forti e indipendenti rappresentano buoni partners per gli Stati Uniti, al contrario della pesantezza dei burocrati sovranazionali, i cui interessi sono spesso opachi…

Mi sconforta notare come – anche dentro il mondo conservatore – vi sia una confusione fini-mezzi che produce analisi sbagliate, fuorvianti e talvolta offensive dell’intelligenza. Penso alle critiche che si muovono al capitalismo, alla globalizzazione, al mercato, come se fossero dei soggetti imputabili…Ci si dimentica che sono strumenti, utilizzati soprattutto dai governi e dalla cultura. Che ne pensi? 

C’è indubbiamente una grande confusione fra fini e mezzi, così come fra tecniche e mentalità. La moderna mentalità globalista, ad esempio, non costituisce un sistema a sé stante né rappresenta una visione del mondo. Presume tuttavia che l’insieme delle nazioni conserverà e promuoverà meglio il bene comune di quanto le singole nazioni e i popoli possano fare da soli.

Tra i conservatori europei esiste ancora un diffuso antiamericanismo, seguito da forti simpatie verso la Russia e Putin. Modelli culturali opposti. E’ secondo Te giustificato?

L’anti-americanismo che ancora regna in alcuni circoli culturali europei è comprensibile per diverse ragioni: pensiamo al modo schietto e spaccone di una certa America, alla presunta mancanza di cultura degli americani, o all’interventismo. C’è poi da aggiungere che gli europei hanno applicato una forma di socialismo del tutto antitetico all’enfasi che gli americani danno all’impresa privata e alla libera associazione, ma anche alla loro sfiducia verso il big government.

C’è poi una latente e tacita invidia verso il ruolo degli Stati Uniti nel mondo – un tempo appartenuto all’Europa – ma anche un senso di vergogna per aver fatto affidamento sugli USA durante la Seconda Guerra Mondiale per aiutare a risolvere problemi del tutto europei.

La Chiesa sta attraversando una fase di sofferenza e confusione. Di fronte ai problemi esistenti, leggiamo interventi di personaggi (presenti anche nelle accademie pontificie…) che sposano proprio quelle ideologie che hanno concorso a provocare detti problemi. Che logica si sta seguendo? E’ l’ennesima “prova” per noi cattolici?

Le Accademie Pontificie fondate da San Giovanni Paolo II si sono allontanate molto dal mandato ricevuto di riunire prestigiosi pensatori per consigliare e guidare la Santa Sede in ambiti come le scienze sociali. Sono state invase dalla peggior forma di pensiero progressista, al punto che vengono escluse le idee contrarie e si abbracciano le tesi secolari.

Le Accademie sono diventate politicizzate e spesso i loro oratori sposano pubblicamente posizioni su aborto, controllo delle nascite e bioetica che sono opposte a quelle espresse dal magistero della Chiesa. Questo è uno scandalo che deve essere corretto.

Che idea si è fatto Bannon della Chiesa, e cosa può rappresentare Breitbart in Italia nei prossimi anni?

Steve Bannon si identifica come cattolico e crede in ciò che crede la Chiesa. Ha espresso imbarazzo e delusione per alcune posizioni prudenziali assunte dalle autorità della Chiesa in tempi recenti, e questo è un diritto di ogni cattolico.

Breitbart si è posizionata come una voce alternativa nel panorama dei media, per offrire informazioni e analisi non usualmente accessibili nei grandi magazzini del pensiero mainstream. L’obiettivo è quello di fornire ai lettori strumenti che consentano loro di formarsi opinioni più aggiornate e consapevoli su questioni rilevanti.

 

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