La direttiva ammazzaweb che può far chiudere la rete

di Cesare Sacchetti e Brandano da Petroio

Recentemente il legal commitee del parlamento europeo ha approvato la direttiva 593/2016 “Oettinger/Voss” sul diritto d’autore nel mercato unico digitale riguardante l’estensione del diritto di copyright (articolo 11 della direttiva) e l’introduzione di un algoritmo che prevenga l’uso non autorizzato di contenuti di terzi registrati su piattaforme social media come YouTube, Facebook et alii (articolo 13 della medesima).

Come ben denunciato più volte dall’europarlamentare Julia Reda del “Partito pirata tedesco” l’eventuale approvazione in assemblea plenaria, che si terrà oggi, potrebbe costituire un vulnus senza precedenti al diritto di libera espressione per i cittadini europei ed una condizione punitiva (se non apertamente ostativa) per molte piccole e medie imprese nel settore della comunicazione.

Nonostante la difficile applicabilità del testo, denunciata anche da EuroISPA -l’associazione dei provider Internet UE-, in conseguenza del quale molti utenti si potrebbero trovare ad essere vittime di blocchi ingiustificati e censura di contenuti perfettamente legali, e nonostante le molte proteste spontanee in questi ultimi mesi da parte di “Youtubers” e cittadini comuni europei , che quotidianamente utilizzano via condivisione link URL  e riproduzione parziale contenuti di testate giornalistiche registrate, il testo presentato il 20 di giugno scorso è passato.

Andando a vedere più nel dettaglio i due articoli oggetto di contestazione si possano rilevare molteplici aspetti critici; primo fra tutti i 4 commi dell’articolo 11 della direttiva in oggetto che, attraverso una serie di rimandi alle direttive 2001/29/CE e 2012/28/UE, stabiliscono sostanzialmente la necessità da parte di un qualsiasi utente che pubblichi stralci di un testo o articolo giornalistico  non solo su youtube, ma anche su qualsiasi altra piattaforma social, Twitter e Facebook, di un qualsiasi editore registrato, di dover necessariamente ottenere ex ante una licenza di uso del materiale che si vuole riprodurre parzialmente (ma anche semplicemente linkare) da parte dell’utente.

Il diritto di riproduzione previa autorizzazione, e previo pagamento ca va sans dire, durerebbe 20 anni. Appare quindi abbastanza chiaro che attività quali il “videobloggher” (gaming, politica, recensioni di prodotti ecc) sarebbero fortemente limitate e sottoposte ad una scure censoria estremamente penalizzante ed onerosa nel caso si incorresse in eventuali sanzioni.

Video come quelli dei noti attivisti Paul Joseph Watson e simili diverrebbero praticamente impossibili dato che verrebbe meno la possibilità di rimandare alle fonti delle notizie via URL link ed utilizzo nei video dei vari stralci di articoli di giornali online.

Non si tratta quindi della sola impossibilità di usare e ripubblicare una copia pedissequa ed integrale di un testo sottoposto a copyright, avrebbe reso il provvedimento in questione leggermente più “digeribile” e comprensibile ai più, ma di limitare fortemente lo scambio di informazioni che hanno caratterizzato le ultime campagne elettorali del mondo occidentale.

Persino una parte molto rilevante dei cd “Meme” , ovvero quelle immagini ironiche ottenute in media modificando estratti di film, fumetti, e altre opere letterarie sovente a sfondo politico o culturale potrebbe essere “messa al bando” grazie a questa estensione molto proibitiva della legge sul copyright.

Di base quindi “l’internet” che oggi conosciamo ed amiamo – fortemente improntato su canoni di condivisione libera ed immediata diffusione di notizie e contenuti – molto probabilmente scomparirebbe.

L’algoritmo che rimuove automaticamente i contenuti

Se già l’articolo undici della direttiva in questione risulta a molti opinion maker ed esperti del settore onestamente irricevibile, l’acme del provvedimento resta l’articolo 13, ovvero l’istituzione di un dispositivo informatico da parte dei prestatori di servizi della società dell’informazione – Facebook, Google, ecc – che preventivamente renda impossibile il caricamento e la diffusione non autorizzato di contenuti di terze parti.

Meccanismi di questo tipo già esistono, si sappia ad esempio che il caricamento su YouTube di video con logo Rai o Mediaset viene la maggior parte delle volte censurato dopo poche ore, ma molto probabilmente risulterebbero poca cosa in confronto a quanto si paventa con quando si troverebbero a recepire gli stati in caso di approvazione del provvedimento in questione.

Realisticamente, al netto delle enormi difficoltà tecniche che si troverebbero ad affrontare le piattaforme media di internet, un tale meccanismo potrebbe non permettere anche il caricamento di materiale perfettamente legale  non lesivo verso autori ed editori registrati.

Il ministro dello sviluppo Di Maio ha già chiarito più volte che se l’attuale testo venisse approvato dall’assemblea plenaria del Parlamento Europeo l’Italia si rifiuterebbe di convertirlo a legge dello Stato. Molti milioni di italiani si augurano che alle parole seguano i fatti.

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