Assolto in Svezia un gambiano che mostra i propri genitali ad un bimbo

di Cesare Sacchetti

Mostrare i propri genitali ad un bambino in Svezia non è considerato un atto di pedofilia.

E’ quello che sembra possibile dedurre dalla vicenda capitata ad un bambino di 6 anni recentemente nella città di Sollentuna, secondo quanto riportato dal giornale svedese Fria Tider.

L’11 maggio dell’anno scorso una mamma si era recata in un bar della cittadina svedese in questione assieme ai suoi due figli piccoli. La signora aveva accompagnato i bambini al bancone del bar, quando ha notato che un cameriere gambiano di 41 anni che lavorava nel locale, aveva mostrato il proprio pene al figlio più piccolo di 6 anni.

L’uomo è stato incriminato dalle autorità locali per molestie sessuali ai danni di un minore, e il piccolo vittima delle sue molestie ha raccontato alla polizia che il gambiano prima gli aveva mostrato lo stomaco e in un secondo momento si era tirato giù i pantaloni per mostrargli i propri genitali.

Per il 41enne non si è trattato di una vera e propria molestia, ma soltanto di un modo per “mostrare il colore della propria pelle” al piccolo perchè, a suo dire, sarebbe stato proprio il bambino ad avanzare questa richiesta e il gambiano quindi non avrebbe fatto altro che accontentarlo.

L’aspetto più surreale della vicenda sta nel fatto che la corte distrettuale di Attunda ha giudicato la versione dell’imputato gambiano perfettamente credibile e ha ritenuto di non condannarlo per molestie sessuali.

Nel dispositivo della sentenza, i giudici svedesi sostengono che “l’uomo ha mostrato il suo pene al minore solamente perchè questi aveva espresso curiosità nel vedere il colore della pelle dell’imputato e, viste le circostanze, questo non può aver portato alcun disagio al bambino.”

Quindi una volta che i togati hanno considerata pienamente legittima la versione del gambiano, hanno deciso di archiviare il caso perchè secondo la loro interpretazione non sussisterebbe nessun reato penale di molestie sessuali.

Sembra che nella giurisprudenza svedese si sia di fatto assottigliata, se non del tutto rimossa, la distinzione tra la capacità di esprimere il proprio consenso di un minore di soli 6 anni ed un adulto pienamente consapevole delle proprie azioni.

Se si seguisse fedelmente la logica della sentenza dei giudici svedesi, non esisterebbe più la molestia sessuale ai danni dei bambini, perchè questi secondo questa lettura sarebbero effettivamente in grado di esprimere il proprio consenso ad atti sessuali di vario genere.

Sembra comunque che questa versione sia stata rimessa in discussione dalla corte d’appello di Svea che sta riesaminando il caso sulla base delle considerazioni che “date le circostanze, un adulto che mostra i propri genitali ad un bambino piccolo provoca disagio al minore, indipendentemente dal fatto che sia stato questo a chiedergli di farlo oppure no”, così si sono espressi i giudici della corte d’appello.

Per il momento il gambiano se l’è cavata con una multa di 4.200 corone svedesi, un importo pari a circa 404 euro, da versare nelle casse statali e un “risarcimento” di 800 corone svedesi, circa 77 euro, che andranno alla famiglia del bambino.

Si fa fatica a credere alle storie che giungono dalla Svezia che vedono spesso protagonisti gli immigrati protagonisti di reati giustificati senza troppo pudore dalla magistratura svedese. Evidentemente la realtà svedese supera le fake news più improbabili.

2 comments

  1. Io abito in Svezia da due anni ormai,e se posso dire la mia senza giudicare nessuno e nessuna sentenza.Premetto che non conosco la storia di qui si parla nel articolo.Io sono andato alcune volte in piscina ed è loro abitudine usare le doccie nello stesso momento tutti insieme bambini e adulti,ovviamente i bambini sono accompagnati dal pappa se maschietti e dalla mamma se sono femminucie,ognuno fa la doccia con i propri figli senza nessun tipo di problema.Secondo me usano questo modo per abituare i propri figli con la sessualità,che poi non si devono trovare in età adulta ad affrontare questi tipi di ‘problemi’ se così si possono chiamare.Quello che ho raccontato non giustifica nessun fatto accaduto e nessuna persona ma è solo quello che ho verificato di persona.

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