La Germania ha guadagnato 2,9 miliardi di euro dalla crisi greca

di Cesare Sacchetti

Solamente nella scorsa notte, l’Eurogruppo, il summit dei ministri delle Finanze dell’eurozona, si è riunito per decretare la fine del commissariamento greco.

Dopo 8 anni, è stato concesso alla Grecia il “congelamento”  per della restituzione dei prestiti ricevuti dal fondo Salvastati, un ammontare pari a circa 110 miliardi di euro che la Grecia potrà versare tra 10 anni.

Si chiude, almeno formalmente, una epoca fatta di costanti “salvataggi” che ha portato la Grecia ad indebitarsi con l’impegno di attuare una durissima austerità che ha fatto aumentare il debito pubblico ellenico fino alla soglia attuale del 180% del PIL, quando solo 8 anni fa si attestava al 146,2%.

Se dunque l’obbiettivo dei prestiti e del programma di riforme strutturali era quello di ridurre la mole del debito pubblico, questo obbiettivo può dirsi fallito senza contare che per implementare le riforme chieste dalla Troika, la Grecia ha subito una crisi socio-economica senza precedenti che ha prodotto un tasso di disoccupazione costantemente a doppia cifra, mai sceso sotto il 20%, e con il 35% della popolazione a rischio di povertà o di esclusione sociale, come riportato dai dati pubblicati dall’Eurostat.

Dunque la storia della crisi greca non ha certo visto i greci come vincitori, ma allo stesso tempo porta a considerare anche un altro luogo comune piuttosto popolare tra i falchi tedeschi che vede la Germania come il paese che si sarebbe fatto carico di questi “salvataggi” sulle spalle dei virtuosi contribuenti tedeschi.

La Germania ha guadagnato dalla crisi greca

Ma è andata effettivamente così? Una richiesta presentata dal partito verde tedesco al governo federale di Berlino per rendere noti i profitti ricevuti in questi anni dalla crisi greca, smentisce completamente questa narrativa.

Secondo i dati in questione, negli ultimi 8 anni, la Germania ha guadagnato ben 2,5 miliardi di euro dalla crisi greca, profitti ricevuti in massima parte dagli interessi sui titoli di Stato greci.

La Bce difatti negli ultimi anni è stata impegnata nell’acquisto sul mercato secondario dei titoli di Stato dei paesi membri dell’eurozona.

Oltre al noto Quantitative Easing, c’è anche un altro programma di acquisto dei bond dedicato ai paesi del Sud Europa più colpiti dagli effetti della crisi economica che prende il nome di SMP, ovvero Securities Market Program, con il quale la Bce ha acquistato titoli di Stato greci, italiani e spagnoli per una cifra pari a circa 200 miliardi di euro.

I rendimenti dei tassi di interesse di questi titoli sono stati poi trasferiti dalla Bce alle banche centrali nazionali azioniste dell’istituto di Francoforte, e la Bundesbank, la banca centrale tedesca, ha ricevuto più profitti perchè detiene la parte maggiore di capitale della Bce, con il 17,9% delle quote sottoscritte.

La Bundesbank ha poi trasferito a sua volta i rendimenti dei tassi di interesse dei titoli greci nelle casse del governo federale di Berlino che in tutti questi anni ha ricevuto complessivamente da questa operazione 3,4 miliardi di euro.

Gli accordi tra i paesi dell’eurozona erano che questi profitti fossero poi restituiti alla Grecia a patto che questa andasse avanti con l’impegno di realizzare le riforme strutturali.

Ma i rendimenti del SMP sono stati restituiti dalla Germania alla Grecia solamente nel 2013, quando 527 milioni di euro sono stati versati da Berlino ad Atene, e nel 2014, quando altri 387 milioni di euro sono finiti invece nelle casse del Fondo Salvastati.

Quindi Berlino si è portata a casa complessivamente da questa operazione ben 2,5 miliardi di euro, senza contare altri 400 milioni di euro dei tassi di interesse ricevuti da un altro prestito fatto alla Grecia dalla KfW, l’omologo della Cassa Depositi e Prestiti italiana, con i quali il profitto della Germania dalla crisi greca sale a 2,9 miliardi.

Se dunque c’è un vincitore della crisi greca e qualcuno che ci ha guadagnato, quel qualcuno è sicuramente la Germania.

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