La Open Society di Soros lascia l’Ungheria

di Cesare Sacchetti

Ora è ufficiale. L’organizzazione non governativa fondata da George Soros, la Open Society Foundation, cessa definitivamente le sue attività in Ungheria.

Ad annunciarlo è la stessa Ong che, in un comunicato stampa pubblicato sul suo sito web, rivela come la decisione sia stata presa in seguito “all’aumento delle politiche repressive e di carattere legale avute in Ungheria” nei confronti della fondazione americana che adesso trasferirà i suoi dipendenti da Budapest a Berlino, uno dei quartier generali più importanti della fondazione del magnate statunitense.

Le misure restrittive alle quali si fa riferimento nel comunicato sono il pacchetto legislativo che è in discussione nel parlamento magiaro nei confronti delle organizzazioni straniere che operano in Ungheria.

Il provvedimento è stato ribattezzato “Stop Soros”, proprio per gli effetti che avrebbe sulle attività della Ong di Soros.

Difatti una volta che la legge entrerà ufficialmente in vigore, quelle organizzazioni che promuovono l’immigrazione di massa e la rimozione dei confini nazionali degli Stati per favorire tale processo, dovranno versare il 25% dei finanziamenti ricevuti al governo ungherese che invece utilizzerà quei fondi proprio per rafforzare la protezione dei confini che Ong come la Open Society vorrebbero invece rimuovere.

Non solo. Le Ong di questo tipo saranno anche tenute a registrarsi in un apposito albo pubblico dove dovranno rivelare la fonte dei loro finanziamenti.

Il giro di vite è stato fortemente voluto dal governo ungherese per limitare l’influenza di organizzazioni che sotto una apparente veste umanitaria, nascondono in realtà fini completamente opposti.

E’ quanto aveva già spiegato recentemente il segretario di Stato ungherese, Zoltàn Kovàcs, quando criticò duramente le idee alla base dell’Ong di Soros che accostano il passaggio illegale di un confine di uno Stato nazionale sul piano dei diritti umani.

“Favorire l’immigrazione clandestina non è un atto umanitario”, aveva detto Kovàcs, il quale aveva anche denunciato l’operato di altre Ong finanziate da Soros come la tedesca Pro Asyl, che aveva distribuito persino dei dettagliati manuali ai migranti con tutte le istruzioni necessarie per entrare illegalmente in Europa.

Proprio a margine del suo recente trionfo elettorale e di quello del suo partito, il Fidesz, Viktor Orbàn si era scagliato contro le manifestazioni di protesta sorte nei suoi confronti che gli chiedevano di interrompere la discussione del pacchetto legislativo “Stop Soros” e di permettere alle Ong di operare senza alcun tipo di controllo.

Il primo ministro ungherese aveva dichiarato alla radio di Stato che quelle proteste erano state organizzate con ogni probabilità proprio dalle organizzazioni di Soros che “non vogliono riconoscere il risultato delle elezioni e tenteranno di organizzare qualsiasi cosa per farlo, dal momento che dispongono di risorse finanziarie illimitate.

Proprio per comprendere la portata del bilancio a disposizione della Open Society, basti pensare che questa spende annualmente una cifra superiore ai 940 milioni di dollari e le sue attività si estendono in oltre 100 paesi in tutto il mondo.

Le attività delle organizzazioni di Soros restano comunque fortemente controverse dal momento che spesso valicano i confini delle sole attività umanitarie che si propongono di perseguire, e toccano invece la sfera degli affari politici che paesi che le ospitano.

E’ il caso dell’Albania dove, come rivelato recentemente dalla fondazione americana Judicial Watch, Soros è arrivato a sostenere direttamente la campagna di riforma della giustizia lanciata dal primo ministro Edi Rama, e per farlo ha ricevuto persino un ingente finanziamento pubblico di 9 milioni di dollari dall’USAID, l’agenzia governativa americana per lo sviluppo internazionale, concessogli dall’amministrazione Obama.

Mentre dunque paesi stranieri come l’Ungheria e la Russia cercano di limitare l’ingerenza delle Ong sui propri affari politici, l’Italia invece recentemente ha aperto le porte di Palazzo Chigi a George Soros, ricevuto con tutti gli onori dal primo ministro dimissionario Paolo Gentiloni.

Non deve sorprendere dunque che le politiche del governo italiano spesso si trovino in perfetta armonia con quelle di queste organizzazioni.

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