Quando Netanyahu disse:”l’Iraq ha le armi nucleari”

di Cesare Sacchetti

Dopo aver visto il recente show di Benjamin Netanyahu che mostra le presunte prove dello sviluppo di armi nucleari in Iran, più di qualche osservatore non ha potuto fare a meno di essere colpito da delle reminiscenze improvvise su dichiarazioni simili, rilasciate molti anni addietro.

Per la precisione l’anno in questione è il 2002, e il protagonista della storia è sempre il primo ministro israeliano che all’epoca commentava un altro paese considerato una minaccia per lo Stato ebraico e gli USA, l’Iraq.

Le dichiarazioni di Netanyahu al Congresso USA nel 2002

Erano gli anni della presidenza Bush e della politica del “preemptive strike”, ovvero degli attacchi preventivi lanciati contro quegli stati che rappresentavano potenziali minacce per Washington e Tel Aviv.

Se si guarda a quanto accaduto recentemente in Siria, a distanza di molti anni, le abitudini degli USA non sembrano essere troppe cambiate.

In quel momento storico, sui media americani la minaccia numero uno era sicuramente l’Iraq di Saddam Hussein, odiato dalla potentissima lobby dei neocon, i falchi noti per le loro politiche interventiste contro gli stati giudicati “canaglia” per gli interessi americani.

Allora Netanyahu diede un importante contributo a rappresentare Saddam come una potenziale minaccia per gli interessi israelo-americani, ed ebbe l’occasione di farlo anche in una seduta pubblica del Congresso USA, dove il premier israeliano fu categorico.

“Non c’è nessun dubbio che Saddam Hussein stia lavorando e portando avanti un programma per lo sviluppo di armi nucleari”, così si espresse Netanyahu.

Una situazione di così grave pericolo che imponeva agli Stati Uniti di “distruggere il regime iracheno perchè un Saddam dotato di armi nucleari avrebbe messo a rischio la sicurezza del mondo intero.”

Non solo. Il premier israeliano metteva in guardia sul fatto che una volta che Saddam avesse avuto a sua disposizione delle armi nucleari, automaticamente l’intera rete del terrorismo islamico avrebbe avuto anch’essa a disposizione armi dal potenziale distruttivo devastante.

Qui Netanyahu sembra riprendere una delle tesi diffuse dall’amministrazione presidenziale di Bush, secondo la quale esisteva uno stretto legame tra il dittatore iracheno e Osama bin Laden, asserzione poi completamente smentita dalla commissione sull’11 settembre.

Non solo non c’erano apparenti legami tra Osama e Saddam, ma tra i due non correva affatto buon sangue, perchè l’ex rais non gradiva le posizioni islamiste del fondatore di al-Qaeda.

La fine della storia è nota. Un anno dopo l’intervento di Netanyahu al Congresso americano, gli Stati Uniti decisero di lanciare un attacco unilaterale contro l’Iraq di Saddam.

Il paese fu prima devastato da anni di guerra tra le forze occupanti americane e la resistenza baathista fedele al dittatore iracheno, fino a quando non si crearono le condizioni per l’insorgenza del terrorismo islmamico con la diffusione dell’ISIS in tutta la regione, che solo recentemente è stata debellata.

E le armi nucleari che mettevano a rischio la sicurezza globale? Mai rinvenute, perchè semplicemente non sono mai esistite. Nessuna traccia nemmeno degli stabilimenti dove il programma nucleare di Saddam si sarebbe dovuto realizzare.

Fu così che una delle più grandi fake news della storia recente costò la vita a centinaia di migliaia di persone. Il bilancio complessivo dei morti, secondo le stime dell’Opinion Research Business, si attesta intorno ad un milione e 200mila.

Quando oggi ancora una volta si rivede Netanyahu che con enfasi quasi teatrale mostra le “presunte” prove sulle armi nucleari in possesso dell’Iran, il pensiero non può andare addietro a quel 2002 e alle prove sulle inesistenti armi nucleari dell’Iraq.

A quanto pare, sembra che alcune fake news resistano all’usura del tempo.

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