Israele si prepara ad attaccare l’Iran

di Cesare Sacchetti

Ancora una volta spirano venti di guerra sul Medio Oriente, e a scontrarsi sono di nuovo Israele e l’Iran.

Dopo la roboante presentazione del primo ministro israeliano, Netanyahu, nella quale il premier dello Stato ebraico ha mostrato al mondo le presunte prove della violazione dell’Iran sull’accordo sul nucleare firmato nel 2015, giunge la notizia che Israele si starebbe già preparando ad un’azione militare contro l’Iran.

E’ la NBC, il noto network americano, a citare tre importanti ufficiali membri dell’amministrazione di Trump, secondo i quali lo scontro armato tra Israele e l’Iran sarebbe imminente.

“Sulla lista dei potenziali teatri di guerra nel mondo, la battaglia tra Israele e l’Iran in Siria occupa il primo posto della lista”, ha rivelato uno dei tre.

La Siria dunque sarebbe l’eventuale terreno dello scontro tra i due stati, e la conferma in questo senso viene dall’ultimo bombardamento aereo lanciato da Israele ad Hama, la città siriana che ospita la 47esima brigata iraniana, impegnata da tempo nella lotta contro lo Stato islamico.

L’attacco ha provocato 25 morti e 60 feriti, e ha alzato ancora di più la tensione tra i due paesi. A Teheran hanno dichiarato che non sono disposti a tollerare ulteriori aggressioni contro i propri uomini, ma Tel Aviv sembra già aver preso la sua decisione di lanciare attacchi unilaterali contro qualsiasi insediamento militare iraniano nella Siria di Assad.

Solamente nelle ultime due settimane l’Iran ha rifornito Damasco di armi di piccole dimensioni e di missili terra-aria, che Israele ritiene possano essere utilizzati contro di essa in un eventuale attacco iraniano.

In realtà, Teheran fino ad ora ha preferito non rispondere mai con la forza agli attacchi israeliani avvenuti in Siria, proprio per evitare di innescare una reazione che potrebbe portare ad una guerra su larga scala.

Nonostante questo, Netanyahu rilancia le sue accuse contro l’Iran, accusato di essere un “aggressore”, un fatto che induce Israele a “prendere una posizione”.

Di questo si è discusso lo scorso lunedì al Pentagono, quando si sono incontrati James Mattis, il segretario alla Difesa americano, e il suo omologo israeliano, Avigdor Lieberman, che ha espresso tutte le sue preoccupazioni a Mattis sulla minaccia di un eventuale attacco iraniano dalla Siria.

Israele dunque pare essere intenzionata per prevenire questa possibilità ad un attacco militare preventivo, e per farlo cerca l’appoggio di Washington.

Proprio su questo punto, nelle ultime settimane paiono esserci state frizioni tra i due paesi che vantano uno storico rapporto d’amicizia fin dalla nascita dello Stato d’Israele.

Il Jerusalem Post infatti riporta di una recente telefonata piuttosto tesa tra Trump e Netanyahu, nella quale il presidente americano avrebbe manifestato al premier israeliano l’intenzione di ritirarsi al più presto dalla Siria.

Senza la presenza americana nella regione, le possibilità che Israele riesca a limitare l’influenza iraniana, sono piuttosto limitate. Qualcuno in questo senso parla già di un “abbandono” di Washington del suo storico alleato, ma probabilmente è ancora presto per dirlo.

Lo storico rapporto d’amicizia ha mostrato sicuramente delle crepe, ma la lobby israeliana può contare su dei potenti alleati nell’amministrazione americana, quali il Consigliere alla sicurezza nazionale, John Bolton, tra i più accesi sostenitori della guerra in Iraq, e Mike Pompeo, il segretario di Stato che ha sostituito Rex Tillerson, poco incline a stracciare l’accordo sul nucleare iraniano.

Non è mancato infatti il sostegno di Pompeo sulle accuse di Israele a Teheran di aver violato l’accordo sul nucleare iraniano. Per il segretario di Stato americano, le prove fornite da Tel Aviv sono convincenti.

Su questo, l’AIEA, l’agenzia internazione per l’energia atomica, ha già fatto sapere che al momento l’Iran si è attenuta al rispetto degli accordi firmati nel 2015.

Per alcuni critici, il primo ministro israeliano ha mostrato nella sua presentazione i vecchi progetti iraniani per sviluppare una arma atomica, che ad oggi sono stati completamente abbandonati.

Ad Israele, queste rassicurazioni non sembrano essere sufficienti, e si prepara già a ricorrere all’uso della forza.

 

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