C’è stato un tentato golpe in Arabia Saudita?

di Cesare Sacchetti

Nei giorni scorsi in Arabia Saudita potrebbe essere accaduto qualcosa di piuttosto sensazionale. Le agenzie di stampa internazionali hanno riportato che tra la notte di sabato e domenica si sono sentiti degli spari nei pressi del palazzo reale a Riyad, dove risiedono stabilmente re Salman e suo figlio, l’attuale erede al trono, Mohammed bin Salman.

Secondo questa versione, a sparare è stata la guardia a protezione del palazzo allarmata dall’avvicinamento nella residenza del re di un drone giocattolo che sarebbe stato abbattuto prontamente dagli addetti alla sicurezza.

Ma è andata davvero così? I video che sono stati pubblicati su Twitter registrati a Riyad quella notte fanno apparire come del tutto inconsistente la versione del drone giocattolo. Se si ascoltano gli spari in sottofondo, si sentono difatti raffiche di mitra di vario tipo ripetersi a lungo, come se stesse avendo luogo uno scontro tra due fazioni.

Il video che documenta le raffiche di spari vicino al palazzo reale di Riyad

Dunque il drone sarebbe con ogni probabilità una storia di copertura montata dai media sauditi per nascondere quello che stava accadendo davvero nella capitale del regno, ovvero un tentativo di golpe diretto a rovesciare il re e l’attuale erede al trono.

Chi avrebbe preso l’iniziativa dunque nella scorsa notte? Secondo Mujtahid, noto per essere una sorta di Julian Assange saudita per le sue rivelazioni sui retroscena del paese arabo, a guidare l’attacco sarebbe stato il colonnello Sa’amuyil Al-Khayit, fedele al precedente erede al trono, Mohammed bin Nayef, ministro dell’Interno e nipote del re.

Il colonnello dunque, stando a questa ricostruzione, ha guidato un corpo scelto di soldati dell’esercito che si sono serviti per lanciare l’attacco di mitragliatrici Browning M2.

La battaglia nel palazzo reale è stata piuttosto cruenta, perchè si è prolungata per ben un’ora e ha lasciato 7 morti sul campo tra le rispettive fazioni. Il drone citato dai media sauditi effettivamente c’era, ma è servito ai golpisti per localizzare l’obbiettivo dell’attacco.

Il palazzo reale saudita, teatro del tentato golpe

La sicurezza addetta alla protezione di re Salman avrebbe messo in sicurezza l’anziano monarca trasferendolo nel bunker di una base aerea vicina.

Degli spostamenti di suo figlio invece non si sa molto, se non che si sono levati in volo da Riyad due suoi jet privati che hanno staccato il trasponder. Uno di questi due è l’aereo ambulanza del regno con la sigla identificativa MS4-B che si è diretto verso la città di Ar Rayn.

Il tracciato dell’aereo ambulanza del re saudita

Bin Salman o suo padre sono stati dunque feriti? Difficile dirlo, ma dallo scorso sabato nè l’uno ne l’altro sono ancora apparsi in pubblico.

All’indomani del tentato golpe, i social network sono stati chiusi nel regno e nel paese c’era quasi un’atmosfera irreale perchè è stato ordinato al personale delle ambasciate di non girare per le strade, mentre lo spazio aereo della capitale saudita veniva interdetto a qualsiasi volo civile e militare.

Appare improbabile che tale situazione sia stata generata da un drone giocattolo troppo vicino al palazzo. Da domenica non sono trapelate altre informazioni, e non si sa quali conseguenze abbia portato questo tentativo di golpe. Ma perchè una fazione dell’esercito ostile all’attuale erede al trono ha deciso di sferrare l’attacco al palazzo reale?

Chi è Mohammed bin Salman

La nomina di bin Salman come erede al trono ha creato non pochi malumori tra la famiglia saudita, perchè il giovane ministro della Difesa ha praticamente scavalcato le regole gerarchiche tradizionalmente seguite dalla casa dei Saud, secondo le quali quell’investitura spettava appunto a Mohammed bin Nayef, primo in linea nella successione al trono.

   

A sinistra, Mohammed bin Salman. A destra, Mohammed bin Nayef.

Lo scorso 21 giugno re Salman infrange la prassi consolidata e decide di sostituire bin Nayef con bin Salman. Il deposto erede al trono viene praticamente messo agli arresti nel suo palazzo a Gedda, dal quale non può muoversi e dove viene tenuto sotto stretta sorveglianza su decisione dello stesso bin Salman.

Il nuovo erede al trono è quindi un personaggio piuttosto controverso. Si è conquistato la reputazione di falco militarista per la sua decisione di trascinare il regno nella guerra nello Yemen, nella quale l’Arabia Saudita è invischiata ormai da 3 anni e dove la monarchia wahabita sta collezionando cocenti sconfitte militari.

Il giovane ministro tra l’altro, secondo un rapporto dell’intelligence tedesca, è considerato estremamente gradito ad Israele per la sua attitudine anti-iraniana e ha dichiarato pubblicamente che la guerra all’Iran potrebbe essere uno dei prossimi obbiettivi di politica estera del regno.

Non a caso, da quando è salito al potere il figlio del re, i rapporti tra Israele e l’Arabia Saudita si sono fatti più stretti, e bin Salman si è persino recato a Tel Aviv lo scorso settembre per incontrare Netanyahu in quello che è apparso come un clamoroso avvicinamento tra i due paesi.

Non tutti dentro la famiglia reale condividono questo piglio interventista che rischia di mettere a dura prova la stabilità del paese. Ad ogni modo, se la situazione è così tesa, quello della notte di sabato potrebbe essere solo l’inizio di una durissima battaglia intestina per prendere il potere nella monarchia wahabita.

 

 

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