Studenti svedesi denunciati ai servizi segreti per un volantino sull’immigrazione

di Cesare Sacchetti

La Svezia ha abituato da tempo a sfornare delle storie surreali, e purtroppo questa non fa eccezione.

E’ quanto accaduto nella cittadina svedese di Umeå, riportato dal quotidiano svedese Fria Tider, nell’istituto superiore della Dragon School.

Qui un gruppo di studenti svedesi, probabilmente stufi dei disagi che il fenomeno migratorio ha arrecato al loro paese, hanno deciso di distribuire un volantino che riportava le statistiche che documentano l’alta incidenza tra il numero di reati commessi in Svezia da parte degli immigrati e il costo sostenuto dal sistema sanitario svedese per assicurare le cure dentali a quegli immigrati irregolari che attualmente non dispongono di permesso di soggiorno.

Fin qui nulla di strano. Degli studenti che vogliono fare informazione e diffondere delle statistiche spesso bandite sui media svedesi tra i loro compagni di scuola.

A prenderla non troppo bene è stata la preside dell’istituto, la signora Anna Sundelin, che non ha gradito l’iniziativa dei ragazzi, e ha pensato di segnalare quanto accaduto al Säpo, l’acronimo che identifica i servizi segreti svedesi.

Il volantino sull’immigrazione distribuito nella scuola di Umeå

Per la preside si tratta di qualcosa di “terribile” aggiungendo che lei stessa ha avuto modo di consultare i volantini ‘incriminati’ e ha definito “impensabile il fatto che si faccia una simile propaganda dentro la scuola.”

La Sundelin ha ribadito che la scuola non permetterà altre iniziative del genere e adotterà una politica di “tolleranza zero” nei confronti di chiunque decida di distribuire materiale simile.

Evidentemente le statistiche sui crimini degli immigrati sono poco tollerate in Svezia, specialmente quando smentiscono l’approccio del politicamente corretto adottato nel paese.

I servizi segreti svedesi hanno già ricevuto il volantino in questione e hanno definito “preoccupante” il comportamento degli studenti che lo hanno distribuito.

I diretti interessati hanno definito una “vergogna” il comportamento della preside e hanno criticato il fatto che la scuola precedentemente aveva incoraggiato a sviluppare un senso critico nelle menti dei ragazzi e poi ha finito col definire “propaganda razzista” un volantino che si limitava solamente a riportare delle statistiche.

Aldilà della discutibile censura tenuta dall’istituto nei confronti di un’iniziativa che dovrebbe iscriversi nel perimetro della libertà d’espressione, ci si chiede se non sarebbe stato più opportuno da parte della preside cercare di risolvere la questione all’interno della scuola piuttosto che mettere in atto una assurda delazione ai servizi segreti svedesi.

Tali episodi si vedevano spesso nell’URSS di Stalin, dove si era soliti denunciare il proprio vicino di casa per crimini inesistenti. A quanto pare, la Svezia inizia ad assomigliare sempre di più a quel paese.

 

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