Una signora 65enne svedese rischia il carcere per i suoi commenti contro l’immigrazione

di Cesare Sacchetti

Cristina è una signora 65enne svedese che vive nella cittadina di Jönköping. Quando ha visto la polizia fare irruzione in casa sua e perquisire la usa abitazione come un guanto, avrà pensato probabilmente ad uno scambio di persona o ad un incredibile errore giudiziario. Invece no, le autorità svedesi si sono attivate per perseguire proprio lei.

La sua colpa? Ha scritto su Facebook dei post considerati di incitamento all’odio, e da quel giorno Cristina vive un vero e proprio incubo che sta cambiando la sua vita. Il caso surreale è stato riportato dal giornale svedese Jönköpings-Posten.

La donna ha pubblicato un video su YouTube, dove racconta la sua incredibile vicenda che l’ha vista comparire davanti alle autorità di polizia in ben sei distinte occasioni. I suoi commenti su Facebook riguardavano, tra gli altri, gli immigrati musulmani in Svezia che, secondo la donna, “contribuirebbero ad abbassare il quoziente intellettivo” della popolazione svedese.

Per quanto si possa condividere o no il parere espresso dalla signora, ormai in Svezia si deve stare attenti a qualsiasi parola di critica si pronunci nei riguardi dei musulmani, pena l’immediata perquisizione della propria abitazione seguita da un processo penale.

L’ironia della vicenda è che le considerazioni della donna, per quanto non rispettose dell’ipocrita ideologia del politicamente corretto, hanno un fondamento di verità.

Recentemente difatti è stato pubblicato uno studio dallo scienziato neozelandese James Flynn, considerato uno scienziato “di sinistra” nella comunità accademica e pertanto apparentemente al riparo da accuse di xenofobia o di razzismo, che ha rilevato come in tutti i paesi scandinavi dagli anni’90 in poi, il quoziente intellettivo si sia in media abbassato di 0,23 punti all’anno.

Proprio nello stesso periodo sono iniziate le ondate migratorie verso i paesi scandinavi, e quindi le affermazioni fatte da Cristina possono vantare persino una base di scientificità. Ma evidentemente tali opinioni, vere o no che siano, non possono essere più pronunciate liberamente in Svezia.

La donna ha, secondo gli inquirenti, anche accusato gli immigrati di “uccidere, stuprare, bruciare le nostre auto”, un clima che l’ha portata a dichiarare “di averne abbastanza.”

Cristina per tutto questo è sotto processo, e ha raccontato che gli interrogatori ai quali è stata sottoposta sono durati diverse ore, e la polizia le ha sequestrato persino il suo i-Pad. Non solo.

La polizia ha realizzato un corposo dossier di 150 pagine su di lei che monitora le sua attività, e ad aiutare gli investigatori svedesi a raccogliere queste informazioni è stato il gruppo Näthatsgranskaren, impegnato nella lotta alla repressione dell’incitamento all’odio.

Il procuratore incaricato del caso, Lisa Hedberg, ha chiesto per tutto questo la condanna della donna per 8 commenti di incitamento all’odio fatti dai lei su Facebook e altri social network.

Cristina si è difesa con forza, respingendo le accuse, e dichiarando di “non aver fatto nulla di criminale durante la sua vita” e di aver detto solo la verità su quello che fanno gli immigrati in Svezia.

Il suo avvocato, Bertil Tengberg, rivendica il diritto della sua assistita alla libertà di parola, un campo nel quale sembrano ricadere le affermazioni fatte dalla donna.

Ora Cristina rischia per questo, una multa o addirittura il carcere. L’UE ha spesso criticato la Russia perchè, secondo Bruxelles, non c’è democrazia in quel paese, ma a quanto pare si è dimenticata di un paese che fa parte dell’UE, la Svezia, nel quale sembra essersi instaurata una dittatura che reprime i dissidenti non in linea con il pensiero unico.

2 comments

  1. È una palese incontrovertibile dimostrazione di imbecillità e masochismo. Evviva svezia stato di inarrivabile stupidità politica …ma da qui in avanti saranno cavoli amari per i cittadini. Auguri?

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