George Soros incontra un alto membro della Bce per chiedere di riformare l’euro

di Cesare Sacchetti

Un incontro a porte chiuse e al riparo dall’attenzione dei media è avvenuto lo scorso 14 novembre tra George Soros, e uno dei massimi esponenti del comitato esecutivo della Bce, Benoit Cœuré. Ancora una volta il finanziere americano, già noto in Italia per la sua speculazione contro la lira ai tempi dello SME che costò 48 miliardi di dollari alle casse di Bankitalia, è protagonista della scena politica internazionale. La notizia è stata resa nota in questi giorni dai media internazionali perchè Cœuré ha pubblicato l’agenda dei suoi incontri avvenuti fino a questo momento solo recentemente.

I membri della Bce, a differenza, dei membri della Commissione Europea, rendono noti i loro incontri solamente quando questi sono già avvenuti mentre i commissari UE sono soliti pubblicare la loro agenda di appuntamenti in anticipo.

L’incontro ha suscitato delle polemiche in seno al Parlamento Europeo per una ingerenza, giudicata inopportuna da alcuni, del magnate americano, titolare del fondo di investimenti Soros Fund Managament. L’oggetto della discussione dell’incontro tra Soros e l’alto ufficiale della Bce, è stata una maggiore integrazione dell’unione monetaria, obbiettivo da perseguire, per il finanziere, al più presto possibile per evitare ulteriori tensioni nell’eurozona.

E’ stato lo stesso portavoce di Soros, Michael Vachon, a confermare come durante il meeting Soros abbia chiesto esplicitamente di realizzare al più presto un budget fiscale unico per tutta l’eurozona, governato da una figura che dovrebbe essere il superministro delle finanze dell’eurozona.

Non è un segreto che Soros sia uno dei sostenitori della moneta unica più noti e che già in passato abbia invocato ulteriori riforme per rendere stabile la struttura dell’euro. In questo caso, la proposta di Soros prevede l’implementazione di trasferimenti fiscali dalle aree in surplus commerciale, la Germania su tutte, verso i paesi con i deficit commerciali più alti.

Una ipotesi alla quale la corrente dei falchi tedeschi, come Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, e Wolfgang Schäuble, ex ministro delle finanze tedesco, si è tenacemente opposta, ma che ultimamente sembra riprendere vita per la debolezza della Germania, ancora alle prese con la formazione di una coalizione di governo dalle ultime elezioni del settembre scorso.

Tuttavia non sono mancate le polemiche verso l’interesse di Soros a dare vita ad una fase di integrazione definitiva dell’euro, in particolare da Bernd Lucke, europarlamentare tedesco del gruppo dei conservatori e riformisti europei, il quale ha giudicato “illegittimo l’intervento di Soros di strumentalizzare la Bce per i suoi fini politici.”  Sorgono delle perplessità in effetti sui motivi che hanno spinto un alto rappresentante della Bce ad accettare un incontro con una figura da tempo al centro di controversie politiche.

Cœuré appartiene ad un organismo estremamente importante per il funzionamento della Banca Centrale Europea. Il comitato esecutivo, difatti, come dichiara lo stesso sito della Bce ha il compito specifico di “attuare la politica monetaria dell’area dell’euro in conformità con gli indirizzi e le decisioni del Consiglio direttivo e impartire le necessarie istruzioni alle BCN (Banche Centrali Nazionali) dei paesi dell’area dell’euro”.

Appartengono a questo organismo, lo stesso Mario Draghi, presidente dell’istituto bancario di Francoforte e il suo vicepresidente, Victor Constâncio. Gli interrogativi che vengono posti sono sulla poca trasparenza di una delle più importanti istituzioni comunitarie quando accorda un incontro privato a George Soros, che porta avanti la sua agenda di ulteriore integrazione dell’unione monetaria. Se tale obbiettivo sia auspicabile per l’eurozona, dovrebbe essere oggetto di discussione nell’alveo dei parlamenti nazionali degli stati membri e dello stesso parlamento europeo.

Se un personaggio come Soros sta facendo pressioni per riformare l’euro presso la Bce e questa gli da ascolto, c’è da aspettarsi che in un futuro non troppo lontano le sue aspettative possano tramutarsi in realtà. Questa notizia ha avuto scarsa eco in Italia, e non desta sorpresa quindi che l’Italia spesso sia l’ultima a sapere cosa sta succedendo in Europa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *