Un immigrato pakistano è il nuovo direttore del Consiglio nazionale dei beni culturali di Svezia

di Cesare Sacchetti

Ha tutta l’aria di essere uno scherzo di Carnevale o d’un pesce d’aprile anticipato, e invece la notizia è vera. Il nuovo direttore nazionale del Riksantikvarieämbetet, il consiglio nazionale dei beni culturali della Svezia, non è laureato nè in storia nè in archeologia e non ha nemmeno origini svedesi.

Il suo nome è Qaisar Mahmood, ha 44 anni, ed è nato a Lahore, in Pakistan. La notizia è stata riportata dal giornale svedese Samhällsnytt, che è riuscito ad intervistare il nuovo direttore, il quale ha confessato candidamente di non avere nessuna preparazione di tipo archeologico e culturale.

“Ho una laurea di tipo socioeconomico”, rivela Mahmood. In Svezia non si è sentito molto parlare di lui, se non per delle polemiche sorte in seguito a delle sue dichiarazioni rilasciate ad un programma radiofonico svedese due anni fa, nel quale commentava persino in termini negativi la protezione delle tradizioni culturali svedesi perché questa, a suo dire, può “nascondere odiose ragioni.”

Sempre rivolgendosi ad un ascoltatore di quel programma, Mahmood aggiungeva che nelle argomentazioni di coloro che vogliono difendere le proprie tradizioni culturali, non è raro “incontrare delle resistenze al cambiamento.” Evidentemente, quella che ad oggi è una delle autorità più importanti in Svezia nel campo dei beni culturali assieme al ministro della cultura, non ha una considerazione molto positiva sulla difesa della cultura e delle tradizioni svedesi.

Quando gli è stato chiesto se conoscesse Lena Holmquist o Johan Runer, due importanti archeologi di fama nazionale in Svezia, Mahmood ha risposto di non sapere chi fossero e ha aggiunto di non aver letto nessun libro di archeologia o di beni culturali.

Non solo. Se si guarda al suo curriculum, si scoprirà che il nuovo direttore nazionale del Riksantikvarieämbetet, lavorava già presso questo organismo nel 2011 sempre nell’ambito della difesa dei beni culturali. Nella sua domanda di assunzione, Mahmood vantava il fatto di aver scritto “occasionalmente su alcuni giornali” e di aver partecipato al dibattito sociale su questioni culturali. Nonostante questo, l’interessato non ha dubbi di meritare pienamente l’importante posto che gli è stato assegnato.

C’è da chiedersi piuttosto, considerate le sue scarse conoscenze in materia di beni culturali svedesi, perchè sia stato scelto ugualmente per ricoprire la massima carica di un organismo che dipende direttamente dal ministero della Cultura svedese, e quali possano essere stati i criteri che hanno guidato il ministero ad assegnare un incarico così prestigioso e importante per la cultura in Svezia a qualcuno che non sa nulla di cultura svedese.

In passato i direttori nazionali del Riksantikvarieämbetet, avevano esclusivamente una formazione accademica in storia dell’arte o in archeologia, e le loro esperienze professionali afferivano tutte strettamente al ramo della tutela dei beni culturali.

Se si guarda difatti ai predecessori dell’incarico attualmente ricoperto dal dottor Mahmood si incontra, ad esempio, il nome di Margareta Biörnstad, un’archeologa svedese che ricoprì l’incarico dal 1987 al 1993. Nel curriculum della dottoressa Biornstad ci sono importanti collaborazioni con il museo di storia svedese, dove ha ricoperto il ruolo di capo antiquario dal 1972 al 1987, un periodo nel quale l’archeologa svedese ha sviluppato importanti progetti per la difesa delle tradizioni culturali a livello locale.

Ora, in Svezia, la necessità di avere un’esperienza e formazione nel campo archeologico o di storia dell’arte sembra essere venuta meno dal momento che anche chi non è laureato in queste materie può aspirare a diventare una delle massime autorità nazionali del settore.

 

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