I secondini francesi in rivolta contro le violenze dei detenuti islamici

di Cesare Sacchetti

Continua la protesta delle guardie carcerarie francesi. Da più di 10 giorni in Francia vanno avanti una serie di proteste dei secondini contro le pessime condizioni lavorative nelle quali molte di loro sono costretti a lavorare. Le settimane precedenti lo sciopero sono state simili al resoconto di un bollettino di guerra.

I gendarmi cercano di rimuovere il blocco dei secondini davanti alla prigione di Lione-Corbas

Si sono susseguiti difatti una serie di attacchi fisici e di tentativi di omicidio contro le guardie carcerarie molto spesso da detenuti devoti alla causa dell’estremismo islamista, o da altri che si sono convertiti direttamente nelle celle del carcere.

Il primo episodio di violenza si è avuto lo scorso 11 gennaio nella prigione di Vendin-le-Vieil quando Christian Ganczarski, un tedesco convertitosi all’Islam e condannato per l’attentato terroristico di Djerba in Tunisia, ha assalito tre guardie carcerarie con delle forbici e un rasoio procurando ferite lievi ai tre uomini.

Solamente pochi giorni dopo nel carcere di Mont-de-Marsan, si è registrato un altro episodio di aggressione ai danni di sette guardie carcerarie. Protagonista dell’aggressione è stato un detenuto non condannato per motivi di terrorismo, ma per omicidio. Le autorità carcerarie tenevano sotto osservazione l’uomo perché in fase di conversione all’islamismo radicale.

Lo stesso giorno in cui accadeva questo si ripete un episodio pressoché identico nel carcere di Tarascona, dove un detenuto di 28 anni ha assalito a mani nude una guardia carceraria colpendola al volto e al petto. Anche in questa circostanza, l’uomo non era in prigione per motivi di terrorismo, ma era finito nel mirino delle autorità per la sua conversione all’Islam radicale.

Le carceri francesi stanno diventando di fatto il luogo dove anche detenuti comuni condannati per reati che nulla hanno a che vedere con il terrorismo, finiscono per abbracciare la causa islamista. E’ stato lo stesso anche per un altro attacco verificatosi nella prigione di Borgo, in Corsica.

In questa circostanza due sorveglianti della prigione sono stati aggrediti con un “oggetto appuntito” da un detenuto condannato per omicidio preterintenzionale. L’autore dell’aggressione era già nei mesi passati finito sotto la lente investigative della magistratura francese che aveva aperto un’inchiesta per i suoi contatti con il mondo del terrorismo islamico.

Le due guardie sono state ferite piuttosto seriamente e sul posto si è recato il ministro della Giustizia Nicole Belloubet, nel tentativo di ascoltare le rimostranze dei sindacati delle guardie carcerarie francesi, ma queste si sono rifiutate di parlare con il ministro. E’ un clima di violenza e di paura quello che respirano gli uomini che lavorano nelle carceri francesi.

Uno di loro, “Bernard”, ha accettato di parlare sotto condizione di anonimato e racconta tutta la sua paura di finire “massacrato, spogliato dei vestiti e accoltellato alle spalle”. Tutto questo, continua Bernard, “in nome dell’Islam e dell’ISIS”. Anthony, un altro sorvegliante del carcere di Baumettes a Marsiglia, racconta di essere stato vittima di quattro aggressioni negli ultimi tre anni.

“Chiediamo più personale, ma anche dei giudici che facciano il loro lavoro perché la violenza fisica sta diventando un fatto sempre più comune”, denuncia Anthony. La legislazione francese ha adottato una politica ispirata alla dottrina del politicamente corretto e pertanto proibisce di rivelare l’etnia o le origini dei detenuti.

Secondo i dati del ministero della Giustizia la popolazione carceraria francese ammonta a circa 80.000 detenuti, ma se prende in considerazione lo studio citato in passato da un senatore francese, Jean-René Lecerf, si apprende che nelle quattro prigioni più grandi della Francia, il 50% dei detenuti sono musulmani.

La situazione che vivono dunque le guardie carcerarie francesi è insostenibile dal momento che le carceri sono diventate un luogo dove sono alte le possibilità che i detenuti comuni si associno alla causa di altri detenuti condannati per fatti correlati all’Islam radicale.

Secondo i dati pubblicati dalla DAP francese (la direzione dell’amministrazione penitenziaria) il 60% dei detenuti condannati per terrorismo islamico usciranno entro il 2020. Non è difficile prevedere che quando saranno liberi, ci saranno nuovi attentati in Francia.

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